"La Biblioteca così coni 'era non esisterà più. Neppure se riuscissimo a recuperare tutti i testi che sono stati sottratti. I libri che abbiamo recuperati non sono più come prima, sono stati tagliati, sfregiati. Purtroppo il saccheggio ha creato danni irreversibili". Parola del procuratore aggiunto Giovanni Melillo, alla guida del pool che ha coordinato l'inchiesta sulla sistematica sottrazione di testi antichi dalla biblioteca dei Gimlamini in via Duomo. E' una constatazione amara, quella del magistrato. In quasi un anno di attività il suo pool (composto dai pm Michele Fini. Antonella Serio e Daria Sasso del Verme) e i carabinieri del Reparto Operativo per la tutela del patrimonio artistico sono riusciti a recuperare 4mila volumi che De Caro e i suoi complici avevaro fatto sparite, ma all'appello ne mancano ancora alcune centinaia, tra le quali l'Utopia di Thomas More, "che ha una preziosissima rilegatura rinascimentale che era parte di una collezione unica al mondo" e dal valore di centinaia di migliaia di euro. "Queste mutilazioni - dice il colonnello Luigi Cortellessa - recano un danno grave ed irreparabile. Non è un danno quantificabile in termini economici, ma in termini evocativi, sentimentali". E il danno è stato stabilito anche dai tecnici, della procura e del ministero. che hanno messo piede nella biblioteca non appena è iniziata l'indagine per fate un resoconto della situazione. Scrivono gli uomini del Ministero: "Il disordine trovato negli schedari, l'abbandono di libri sui tavoli e sui pavimenti i cambi di collocazione e di cartellinatura hanno creato un generale e magmatico caos che ha assai seriamente compromesso la reperibilità dei libri sia per chi vi dee e vi dovrà lavorare, sia da parte di futuri lettori, rendendo il patrimonio librario inaccessibile. Non si può sottacere l'impressione deprimente che sia stata annullata la memoria storica ed il lavoro dei padri Antonio Bellucci e Giovanni Ferrara". Ma sono i dei tecnici della procura a scattare la fotografia migliore: Nel guardare la biblioteca si rivivono le stesse emozioni provocate dalla visita all'Abbazia di Collemaggio dell'Aquila dopo il terremoto o della devastazione della Biblioteca Nazionale Universitaria di Sarajevo presa a cannonate nel 1992 dall'artiglieria serba'.