C'è davvero rimasto qualche libro nella biblioteca dei Girolamini? Sembra un incubo, ma la storia dei furti di libri rari nella mitica biblioteca si materializza di nuovo con l'aumentato numero di libri rubati a causa dei quali l'ex direttore De Caro è ancora a Poggioreale e ora con l'iscrizione nel registro degli indagati del bibliofilo Marcello Dell'Utri insieme ad altri insospettabili. Ma che paradosso! Se qualcuno vende e se qualcuno compra cultura, allora vuol dire che la cultura crea reddito, muove capitali, genera circolazione di denaro. Eppure pochissimo tempo fa ministri della Repubblica Italiana decretavano che la cultura non dà pane, pensando forse che il pane cresce sugli alberi o viene creato dai decreti ministeriali. Intanto la realtà incalza, la catastrofe dei beni culturali è in atto e niente sembra arrestarla. Pompei crolla a pezzi e pezzetti, il Colosseo è in crisi, e proprio oggi si parla su un giornale dell'Accademia di Brera a Milano come di un luogo abbandonato all'arte escrementizia dei piccioni e a una sporcizia oscena. E serve ricordare come sono gestiti gli splendori della Piscina Mirabilis o delle Cento Camerelle a Bacoli? Forse oggi si tratta di dare significato alle parole, perché le parole esatte non mentono, e Pompei o i Girolamini si chiamano beni culturali: beni, ovvero cose che il pane, attraverso mille canali, lo danno o lo possono dare. È semplice: a Napoli, a Baia e a Pompei i visitatori vanno perla cultura e l'arte, per assorbire un «patrimonio» che altrove non esiste, e che è sciocco pensare di poter sfruttare solo nella realtà virtuale: chi va al Museo di Capodimonte non va per vedere la realtà virtuale che vede comodo sull'I-phone, ci va per «toccare» i segni della cultura. E se non trova quei segni, libri o domus, da casa non si sposta, e quindi non mangia nei ristoranti e non occupa letti in alberghi, perché i soldi, il visitatore, li dà solo se ha la possibilità di assaporare dal vivo i«beni culturali», l'arte reale che è godibile in un luogo geografico preciso. Questioni semplici, che però né gli amministratori di questa Regione e di Napoli e dintorni, né quelli che dovrebbero amministrare l'intero patrimonio italiano, sembrano avere molto chiare. Per non dire dell'enorme valore simbolico che ha il furto di libri o il crollo di una domus: chiunque non lo senta come una ferita, vuol dire che è o già defunto o è complice. Non si tratta certo di idolatrare il passato, ma di trovare nel suo specchio il nostro volto di oggi e la forma che potrà assumerà nel futuro: la potenza creativa che ha dato vita a libri e opere serve anche a dirci che possiamo avere la stessa potenza creativa che ebbero un tempo, e che non siamo perduti e smarriti nel labirinto della corruzione e della meschinità, ma siamo vivi e pronti a ricominciare. Chi ha inventato la nostra civiltà voleva mettere insieme il Bene e il Bello, e ha costruito Partenoni e ha scritto le tragedie di Sofocle. E noi che cosa ne facciamo del Bene e del Bello?
NAPOLI - Girolamini. Furti e crolli la catastrofe della cultura
La biblioteca dei Girolamini a Napoli è stata vittima di un nuovo furto di libri rari. L'ex direttore De Caro è stato arrestato insieme ad altri sospettati. Il furto di libri è un problema che colpisce anche il patrimonio culturale italiano. La cultura è considerata un bene che crea reddito e muove capitali, ma la sua gestione è spesso inefficace. La realtà mostra una catastrofe dei beni culturali, con il crollo di Pompei e la crisi del Colosseo. La Piscina Mirabilis e le Cento Camerelle a Bacoli sono esempi di come la cultura sia gestita in modo inefficiente.
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