Coperta dal fango del fiume Crati, Sibari patisce per la seconda volta nella sua storia millenaria il supremo oltraggio dell'oblio: la prima fu per la ferocia della guerra, la seconda (oggi) per l'inerzia delle istituzioni. Modello di ricchezza e di cultura urbana avanzata (odi "lusso"), Sibari fu per due secoli (il VII e il VI a. C.) la più opulenta città dell'Occidente greco, lasciandosi dietro una scia di narrazioni, spesso leggendarie. Aveva, dicono le fonti antiche, un perimetro di 50 stadii (quasi 10 km), e 300.000 abitanti; ne dipendevano quattro popoli e 25 città. Nelle feste, si snodava una processione di 5000 cavalieri. Batteva moneta, emanava leggi, assicurava il contatto fra le colonie greche d'Anatolia (specialmente Mileto) egli Etruschi. Lotte intestine e la rivalità della vicina Crotone portarono nel 510 a. C. le truppe di Sibari a una rovinosa disfatta. 1 Crotoniati misero a ferro e fuoco la città, e sulle rovine fumanti deviarono le acque del Crati, per distruggerne anche la memoria. Pochissimo si salvò delle meraviglie d'arte che vi erano raccolte: fra queste una stoffa preziosissima (la più famosa fra quelle tessute dai Greci), che fini nel santuario di Fiera Lacinia a Crotone, da cui fu depredata dal tiranno di Siracusa Dionigi il Vecchio, e poi venduta a caro prezzo a Cartagine (IV sec. a. C.). Enorme fu nel mondo greco l'impressione della distruzione di Sibari: a Mileto fu decretato il pubblico lutto. Per oltre due millennii, si perse memoria di dove Sibari sorgesse: fu Umberto Zanotti Bianco (archeologo e filantropo, primo presidente di Italia Nostra e senatore a vita) a individuare il sito in scavi del 1932, come fu poi confermato da ricerche della Soprintendenza nel 1962. Sibari divenne dal 1970 un mirabile campo scuola che ha formato generazioni di archeologi, sotto la guida di Piero Guzzo e poi del-la Scuola Italiana di Atene. Ma tutto ha coperto il fango del Crati, rinnovando dopo due millenni e mezzo la violenza dei Crotoniati. Davanti a tanta sciagura, inutile strapparsi le vesti e levare alti lai. Inutile consolarsi favoleggiando di siti Unesco, interventi europei, aiuti extraterrestri. Per cercare una soluzione dobbiamo analizzare errori, denunciare responsabilità: l'incapacità delle nostre istituzioni di gestire se stesse e di mettere in sicurezza il territorio, l'assenza di una cultura della prevenzione. L'inerzia del ministero dei Beni Culturali, in linea con il sonnolento attendismo di Ornaghi, non stupisce ormai più nessuno. Ma la responsabilità di un sito cosl importante non . può essere solo di un ministro, dovrebbe impegnare il Governo. O l'Italia di oggi si considera, contro Sibari, alleata della Crotone del 510 a. C.?