Barbanente: "È una rivoluzione" Tra storia e natura, mappa dei tesori da salvare Mai più cemento selvaggio sul territorio. A gettare il salvagente alle lame e dune, foreste e insediamenti rurali - solo per citare alcune delle categorie dei 154 beni sottoposti a vincolo paesaggistico in Puglia - provvederà il Piano paesaggistico regionale, ora in via di adozione. A dettare regole certe saranno le prescrizioni d'uso e la perimetrazione certa dei beni sottoposti a vincolo. «Bisogna immaginare che, originariamente, i vincoli erano stati posti senza delimitazioni chiare, addirittura attraverso descrizioni "letterarie" dei luoghi» spiega l'urbanista Angela Barbanente, assessore regionale alla Qualità del territorio, che aggiunge: «Ora invece - grazie al Sistema informativo territoriale (www.sit.puglia.it) enti locali, operatori e cittadini conosceranno la perimetrazione e i confini ben definiti per ciascuna area sottoposta a vincolo». Ma il ruolo decisivo sarà giocato dalle regole certe. «Si tratta delle prescrizioni d'uso che per tutti i 154 vincoli - annuncia Barbanente chiariscono non solo quello che si può fare ma anche come attuarlo. Duole riconoscerlo ma, nel passato, l'esercizio del controllo nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica è stato esercitato dalle soprintendenze all'insegna della discrezionalità ». Il lavoro di mappatura, frutto di un percorso di pianificazione congiunta fra il Ministero e la Regione, rappresenta così un primo e decisivo passo perché non si ripetano più gli scempi del passato in danno del territorio, visto che fino a ieri, chiarisce Barbanente, «non avevamo che i decreti ministeriali di vincolo che, spesso vaghi, attraverso una fin troppo libera interpretazione hanno consentito che le coste garganiche e salentine fossero travolte da una sola colata di cemento. È avvenuto sia in maniera abusiva sia grazie alla manica larga degli enti locali». E le irrimediabili ricadute sul territorio, denuncia l'assessore Barbanente, «sono sotto gli occhi di tutti. Si pensi alla compromissione dei cordoni dunali come delle stesse scogliere, per non parlare di intere zone industriali realizzate per esempio lungo la costa fra Barletta, Trani e Molfetta». Ma quali sono i siti e le aree più significative ad emergere adesso? «Il Gargano e il Salento sono le zone caratterizzate dalla maggiore concentrazione di vincoli, non per caso il primo vincolo ministeriale a interessare la Puglia, risalente al 1952, riguardava la pineta di San Domino, alle isole Tremiti, vincolate a loro volta per intero dal 1985. Oltre un terzo dei vincoli in Puglia, poi, sono stati decretati all'indomani della legge Galasso fra il 1985 e il 1986». E non mancano, in assenza del Piano paesaggistico, casi paradossali, come denuncia l'urbanista: «A Nardò, per esempio, due piani di lottizzazione simili e vicini fra loro avevano ricevuto due pareri opposti. Mentre a Trani, dopo aver spuntato con il Comune la tutela di un parco adiacente una villa ottocentesca, ci siamo ritrovati dinanzi al via libera della Soprintendenza per la realizzazione di un complesso residenziale». Chiamiamoli incidenti di percorso che, secondo quanto previsto dal Codice dei beni culturali, con l'adozione del Piano paesaggistico non dovrebbero più verificarsi, visto che il parere delle soprintendenze dovrà ancorarsi alle prescrizioni d'uso del Piano. E che la posta in gioco sia alta lo dimostra la tipologia delle aree sottoposte a vincolo dalle lame da lama Monachile a Polignano a quelle baresi, vincolate nel 1985 al paesaggio della Valle d'Itria. «Ma la tutela conclude Barbanente può essere efficace se è fatta non solo di vincoli, ma anche di strategie di valorizzazione dei beni culturali e ambientali, per i quali nel piano triennale per l'ambiente abbiamo stanziato tre milioni di euro e altri 50, attraverso i fondi Fas».