Negli Uffizi di domani un requisito dovrà essere privilegiato: gl'intervalli, le sospensioni, le pause, fra un'opera e l'altra. Solo una lettura quieta (e non affastellata) dei dipinti può aiutare la mente e il cuore a comprendere d'essere al cospetto d'un testo poetico che richiede gli stessi tempi d'un brano appunto di poesia (pur sempre testo; che però s'esprime in parole invece che in figure). Già ci siamo mossi in questa direzione con le prime nuove sale dedicate alla «maniera moderna», inaugurate a metà giugno del 2012. Sale segnate da un colore rosso, vibrante e austero a un tempo; il medesimo che d'ora in poi farà da contrassegno agli ambienti in cui siano esposti dipinti del Cinquecento. La stessa riposata visione d'opere adottata nelle sale «rosse» al primo piano degli Uffizi sarà fra poco confermata e avvalorata - grazie al finanziamento genero-so dell'Associazione Amici degli Uffizi - nel vano ampio riservato a Michelangelo e agl'incunaboli proprio della «maniera moderna». Tutte le tavole - e non erano né poche né piccole - che prima, costipate, si schieravano sulle pareti della stanza all'esordio del corridoio di ponente (compreso il Tondo Doni del Buonarroti) trovano finalmente un'ariosa disposizione nella sala grande che finora aveva accolto l'imponente Madonna del popolo di Federico Barocci e le pale della pittura controriformata. II precedente assiepamento di queste creazioni eminenti di primo Cinquecento nell'esiguo spazio loro concesso non permetteva riflessioni a chi fosse entrato in Galleria col desiderio d'educarsi, invece che di sbalordire. La maggior parte dei visitatori, che prima s'affollavano davanti alla Sacra famiglia di Michelangelo, si doveva arrabattare per vederne brani sparsi, incuneando lo sguardo in una selva di teste. n che poteva andar bene peri molti (purtroppo) che agli Uffizi vengono solo per un rito ineluttabile, ma non certo per coloro che nei dipinti ravvisano un luogo dell'anima. Nella nuova sala - anch'essa naturalmente rossa, essendo dedicata al XVI secolo, nei suoi esordi fulgidi - il Tondo Doni occupa il centro della lunga parete dirimpetto all'accesso. Ai suoi lati campeggiano soltanto due tavole: quelle dipinte sulla metà degli anni Dieci perla camera Borgherini da Francesco Granacci, che di Michelangelo fu appunto amico. Nelle pareti laterali sono poi esposte le opere di quei maestri che nella Firenze d'inizio secolo dettero vita alle due principali scuole pittoriche. A sinistra: la «scuola di San Marco»(con Fra' Bartolomeo e Mariotto Albertinelli); a destra la «scuola dell'Annunziata» (con Andrea del Sarto e il "compagno" Franciabigio). Infine, sul muro largo in cui s'apre il varco d'ingresso alla sala sono esibiti due quadri comunemente ascritti ad Alonso Berruguete, l'estroso e spregiudicato artista iberico venuto in Italia poco dopo la metà del primo decennio per soggiornare a Roma e a Firenze, dove proprio con Michelangelo e Granacci ebbe buona consuetudine. A far da cardine a questo maestoso convegno di capi d'opera sublimi sarà, in mezzo alla stanza, la monumentale statua di Arianna addormentata (nota ai più col nome di Cleopatra). E come Cleopatra la menziona Vasari, quando l'annovera nel gruppo dei marmi ellenistici che, a suo giudizio, furono d'un fascino tale da condizionare il corso dell'arte, dando avvio giustappunto alla «maniera moderna». Sarà dunque il Tondo Doni a levarsi come un vessillo della nuova espressione che a Firenze germinava. Sarà quella Sacra famiglia infatti a fermare gli sguardi di tutti i visitatori che accedano alla stanza e a offrirsi come vertice e insieme genesi delle esperienze formali che le fanno nobilissimo contorno. Ma sarà la Cleopatra col suo respiro solenne, col suo struggimento, con la sua postura attorta, il perno su cui tutto gira, come in un'orbita lirica. I pittori che a lei guardarono si fronteggiano dai muri e danno la misura delle virtù e del valore d'una stagione che difficilmente Firenze avrà la ventura di rivivere. Fino a oggi gl'intervalli fra un quadro e l'altro di quegli artefici mirabili erano a tal segno esigui da inibire qualsiasi meditazione sulle differenti peculiarità linguistiche, sulle trame teologiche sottese, sulla specifica cultura umanistica. E a patirne era soprattutto l'idea di museo che agli Uffizi si vorrebbe divulgare: museo inteso non già come santuario venerato perle sue reliquie miracolose, bensì come luogo d'educazione e di formazione di coscienze più mature.
Firenze, Uffizi. Il riallestimento di Michelangelo
Negli Uffizi, a partire dal prossimo giorno, sarà possibile visitare le nuove sale dedicate alla maniera moderna, inaugurate nel 2012. Le sale saranno caratterizzate da un colore rosso e saranno dedicate a opere del XVI secolo. La sala principale sarà occupata dal Tondo Doni di Michelangelo, mentre le due opere di Francesco Granacci e due quadri di Alonso Berruguete saranno esposte ai lati. La stanza sarà completata dalla monumentale statua di Arianna addormentata, nota come Cleopatra, che sarà il centro di attenzione. La nuova disposizione delle opere permetterà di apprezzare meglio le differenze linguistiche e teologiche delle opere, e di comprendere meglio l'idea di museo come luogo di educazione e formazione.
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