Genova capitale europea della cultura. «E' un'occasione da non perdere», dice Germano Celant, padre dell'Arte Povera, critico d'arte internazionale che è d'origine genovese ma che non ha mai lavorato nella sua città, e che torna per coordinare, come soprintendente, tutte le manifestazioni del 2004 che saranno presentate questa mattina. Spiega Celant che il programma punta su «una rilettura della città. Genova è in qualche modo un oggetto nuovo, pochi la conoscono. Quasi nessuno sa che ha un centro storico che è uno dei più grandi d'Europa e che è ora in corso di restauro. Fino ad oggi è stato un punto di passaggio e mai punto d'arrivo. E' questa la scommessa». Nel programma figurano l'arte antica, con il recupero del polo museale, le grandi mostre, e 11 contemporaneo. Ma la città è pronta? «Le manifestazioni arrivano dopo le Colombiadi e il G8, che hanno comportato grandi investimenti sulla struttura della città: è completamente cambiata. Genova è da vedere e rivedere e cercheremo di portare la gente con una sequenza di mostre e incontri. Le grandi esposizioni sono tre: una è dedicata all'antico, a Rubens, e si terrà nel marzo del prossimo anno; l'altra celebra i Transatlantici, argomento popolare, soggetto che è legato alla città, molto forte nell'immaginario collettivo, e che prepareremo in modo spettacolare, alla Pellini direi; una terza cercherà di dare una dimensione contemporanea che il capoluogo non ha mai avuto». È la mostra «Arti Architetture 1900-2000» che ha curato lei. Di cosa tratta? «Da una parte è una lettura storica del rapporto arti e architettura, dall'altra presenta una serie di interventi di artisti che progettano edifici o di architetti che realizzano sculture. È questa una lettura che non era mai stata veramente realizzata: vedere come gli artisti hanno progettato delle architetture che nella nostra società sono il momento più spettacolare della vita delle città, come dimostrano Bilbao o Ground Zero. Il soggetto in positivo o negativo è sempre l'architettura. Vediamo come sono intervenute le avanguardie storielle; da Malevic, Tatlin, Marinetti per arrivare ai giorni nostri, a Dan Graham e altri. Ma vedremo anche il passaggio inverso, con Le Corbusier ad esempio, per capire come il soggetto architettura sia stato fondamentale nella storia dell'arte. Al contempo, per non dimenticare la città e la sua storia, rileggeremo il periodo che va dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, con tutte le sue vicende critiche .e cercheremo di vedere le odierne creatività emergenti in tutti i tenitori e con tutti i linguaggi. Con cento altre attività come corollario».