Dall'Ateneo smentiscono le voci di una chiusura della sede in risposta all'allarme dei commercianti della zona Giurisprudenza resta in centro. Non è una replica diretta al comitato degli esercenti che gravitano intorno al palazzo della Sapienza; semmai è una risposta alle voci di cui loro parlano e che sono riportate in una lettera aperta spedita al governo. Così l'Università ribadisce la sua volontà di non allontanarsi troppo dal palazzo chiuso il 29 maggio a causa dei problemi di staticità. Certo, le intenzioni vanno confrontate con gli spazi a disposizione. Pertanto il prorettore all'edilizia Sandro Paci evidenzia: «Stiamo procedendo con il trasloco della nostra biblioteca a palazzo Ricci» distante solo qualche centinaio di metri. Poi c'è "l'altra" biblioteca, quella che si chiama «Universitaria» ma è sotto la responsabilità del Mibac, ministero dei Beni culturali: quella che con il peso dei suoi 600mila volumi ha determinato la crisi strutturale alla Sapienza e per la quale la comunità scientifica internazionale si sta mobilitando. I commercianti lo dicono con pragmatismo, ma onestamente: a loro interessano più i frequentatori della facoltà di giurisprudenza (tra i 5 e 10mila al giorno prima della chiusura del Palazzo) che i 200 studiosi della biblioteca universitaria. Ma i due mondi convivevano insieme nell'edificio e ora il problema va studiato nel complesso: anche perché l'avvocato Giovanni Frullano, a nome del comitato degli esercenti, a Roma ha mandato la denuncia: «Il fatturato è calato del 70». E 200 persone o 200 metri possono fare la differenza per chi comincia a mettere in dubbio di resistere fino a fine anno. La corsa contro il tempo è la vera incognita: Paci ribadisce che «siamo in linea con il cronoprogramma» diramato il 10 gennaio in accordo con il Mibac. Esso prevede studi e indagini sulla Sapienza fino a giugno per capire quali sono gli interventi da effettuare sull'immobile. Gli esercenti sono in preda al dilemma: chiudo subito oggi o cerco di arrivare all'estate col rischio di chiudere lo stesso dopo essermi fatto del male? È questa l'aria che si respirava ieri mattina in piazza Dante e dintorni. Fonti accademiche fanno sapere che si sta facendo il possibile per restare in centro e che le «voci» su un presunto trasloco a palazzo Matteucci sono del tutto prive di fondamento, essendo lo stesso già «pieno». Mentre qualche lezione di diritto e solo in via provvisoria si potrebbe tenere nel nuovo polo alle Piagge, prossimo all'inaugurazione: la struttura ha 2.600 posti, può essere d'appoggio temporaneo alla didattica, ma non ha spazi attrezzabili a uso bibliotecario. In ogni caso, fanno notare dal rettorato, chi va dicendo che lì potrebbe andare la biblioteca universitaria sbaglia due volte: il nuovo edificio accanto al palacongressi è dell'Ateneo, non del Mibac che, quindi, non potrebbe decidere su collocazioni di cui non ha disponibilità. Inoltre la biblioteca dello Stato in realtà ha già una nuova "casa" ed è il complesso del museo San Matteo, dove si sta allestendo una sede distaccata comprensiva di sala consultazione, che consentirà una ripresa del servizio nei confronti dell'utenza universitaria e degli studiosi, seppur con alcune limitazioni in ordine ai prestiti. In questo caso, i lavori sono stati definiti e finanziati in modo da poter aprire la sede al pubblico entro l'inizio del nuovo anno accademico.