Lo studio dei resti sta già dando indicazioni a completamento del quadro storico Si intensificano le operazioni di recupero dell'artiglieria dell'imbarcazione del XVIII secolo colata a picco durante la battaglia del 12 agosto 1718 nello specchio di mare antistante la costa di Avola. Ieri mattina i subacquei della Soprintendenza del mare, coordinati dall'archeologo Nicolò Bruno, con il supporto del Diving «El Cachalote» di Marzamemi e il nucleo dei sommozzatori della Guardia di Finanza, hanno proceduto ad un'altra ricognizione dei fondali marini. «Stiamo pulendo il terzo cannone per poi procedere al suo recupero; è di dimensione inferiore agli altri due, sarà meno di due metri» spiega Nicolò Bruno. Il ritrovamento dei pezzi di artiglieria, stoviglie di bordo, armi, e parte del relitto, avvenuto grazie alla segnalazione del finanziere Bruno Magnano, è stato enfatizzato da Sebastiano Tusa, Soprintendente del mare, il quale ha affermato che la battaglia del 12 agosto 1718 è epocale, segnando l'inizio del declino della Spagna. «Dei cannoni recuperati - è l'ipotesi illustrata da Tusa (consacrata dalla storica dell'arte Francesca Gringeri Pantano per la fondatezza della tesi ne "La Città esagonale") - uno reca cifre e lettere, incise nella culatta; una indica il peso di 1.142 chili, l'altra due lettere, la T e la W, che si riferiscono alle iniziali di colui che realizzò il pezzo di artiglieria, Thomas Western, un artigiano fonditore inglese vissuto tra il 1624 ed il 1707. A circoscrivere il cerchio delle possibili identificazioni della nave, cui i cannoni erano pertinenti, concorre il frammento di una posata d'argento. Su di esso vi è un bollo punzonato che, sebbene parziale, non dovrebbe lasciare dubbi sulla sua identificazione come posata di fattura britannica londinese a giudicare dalla lettura di una parola, parzialmente conservata, che inscrive con un cerchio il simbolo centrale. La parola è Londo.. ». Tusa prosegue: «Possiamo affermare, sulla base della datazione di uno dei cannoni recuperati, che i reperti sono con molta probabilità pertinenti una delle navi perdute in quel fatidico 12 agosto. La nave dovrebbe essere inglese, ma non inquadrabile nella flotta militare regolare. Concorrono a tale conclusione sia il resoconto del frate cappuccino Francesco Di Maria, sia le caratteristiche dei reperti». I due cannoni recuperati, dopo l'esposizione in piazza Umberto I, sono stati portati alla centrale elettrica di Gallina per il processo di desalinizzazione. Gabriella Tiralongo 27012013