Come ha sottolineato Sabino Cassese su queste stesse pagine, regna troppa confusione attorno al provvedimento sulla «competitività» e in particolare sulle nonne che serviranno a semplificare le procedure burocratiche. Confusione tanto più inquietante perché non è stato chiarito in modo inconfutabile se la «semplificazione», e dunque la possibilità di fare a meno di licenze e autorizzazioni per avviare qualsiasi attività (economica, architettonica e quant'altro), riguardi o meno anche il settore dei beni culturali. Non bastano le rassicurazioni fornite dal ministro della Funzione pubblica Baccini secondo cui la norma non riguarderà i beni culturali, quelli ambientali e i vincoli urbanistici e regionali. E per quanto siamo solidali col ministro Urbani, che si è detto contrarissimo all'utilizzazione della dichiarazione d'inizio attività per bypassare i vincoli esistenti, riteniamo indispensabile l'esplicita esclusione dei beni culturali e paesaggistici dall'uso della pia (dichiarazione di inizio attività, ndr) in sostituzione del nul-la-osta amministrativo. Che equivarrebbe al definitivo smantellamento del sistema della tutela. Chiediamo dunque che venga innanzitutto reso noto il provvedimento che sarà posto all'approvazione del Consiglio dei ministri nella settimana entrante, uscendo una volta per tutte dall'ambiguità delle troppe e contraddittorie versioni ora in circolazione della norma. E che il dispositivo dia piene garanzie sull' esclusione dell'autocertificazione per quanto concerne gli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla tutela dei beni culturali e paesaggistici, nonché alla tutela dell' ambiente. Ci appelliamo a tutti i parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, che hanno a cuore il futuro dei nostri beni culturali e del nostro paesaggio, affinché non venga promulgata una legge contraria ai principi della Costituzione. Presidente del FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano