Il Fondo che tutela decine di siti in Italia: ritardi incomprensibili POMPEI. Le antiche domus crollano e il mondo si interroga sul perché non si interviene sulle fragilità della città archeologica. Dopo l'ennesimo crollo di un muro borbonico su via del Vesuvio, dal «Fai», il Fondo italiano per l'ambiente che ha «adottato» decine di siti in Italia, arriva una denuncia precisa e la richiesta di intervento dei privati. «Ciò che non ha fatto il vulcano lo farà la pioggia». A lanciare il grido d'allarme, questa volta, è Marco Magnifico, vicepresidente del Fai, secondo il quale a Pompei «è necessario seguire il modello di Ercolano, dove l'apertura ai privati, che agiscono in accordo con la soprintendenza ma senza sottostare alle regole che impongono iter lunghi e obbligati, ha dimostrato di funzionare». «I 66 ettari di scavi tra i più famosi al mondo - spiega Magnifico - vanno tutelati e valorizzati. È per questo che, con le "Primarie della cultura", il Fai ha fortemente rilanciato il tema della salvaguardia dei beni d'arte, perché ricchezza preziosa e inestimabile». Il Fai, dunque, si affida ad internet per rilanciare e salvaguardare il patrimonio artistico e culturale italiano. Attraverso il portale www.primariedellacultu-ra.it, il Fai invita gli italiani a votare per far rivivere e conservare l'area di Pompei e il resto del patrimonio archeologico e artistico dell'Italia. Dai dati rilevati dagli ispettori dell'Unesco, che saranno resi noti a marzo, emerge che «la spesa dei fondi straordinari prosegue a rilento; il personale è insufficiente; mancano profili tecnici». Alcuni interventi della soprintendenza, secondo quanto stabilito dagli ispettori che tutelano i patrimoni dell'umanità, Christopher Young, Jean-Paul Adam e Alix Barbet, si starebbero svolgendo senza aver prima avvertito l'agenzia culturale dell'Onu. Che l'impiego dei 105 milioni messi a disposizione dalla Ue per il «Grande Progetto Pompei» vada a rilento se ne sono accorti anche a Roma, visto che da dicembre il ruolo di stazione unica appaltante è passato a Invitalia. La Cisl incalza sui ritardi: «Mentre a Pompei si aspetta e si spera che arrivi l'ora degli interventi di restauro - afferma il segretario Antonio Pepe - agli Scavi continua il bollettino dei crolli. Come in tutti gli altri casi riteniamo che, se fosse stata attuata la manutenzione ordinaria, anche questa frana poteva essere evitata. Rileviamo quotidianamente - continua Pepe - che gli Scavi sono cambiati in peggio, l'organizzazione del lavoro e peggiorata anche a causa del personale che si va riducendo sempre di più tra pensionamento, trasferimenti e decessi. Il personale rimasto, sia addetto alla vigilanza che alla manutenzione, è ripartito iniquamente per il territorio della soprintendenza. A dimostrazione della disorganizzazione, benché a Pompei vi sia una grande esigenza di tecnici l'amministrazione si consente il lusso di non richiamare in servizio a Pompei i restauratori distaccati in altri siti». Dalla procura di Torre Annunziata, intanto, si attendono le conclusioni del sostituto procuratore Emilio Prisco in merito alla perizia presentata dall'ingegnere Nicola Augenti, nominato per stabilire le cause dei crolli della Schola Armaturarum, della domus del Moralista e degli altri cedimenti che hanno interessato l'area archeologica dal 6 novembre del 2010, il 20 marzo dello scorso anno. Dal dossier, di 260pagine suddivise in due volumi con allegate 530 fotografie, secondo indiscrezioni gli avvisi di garanzia notificati agli indagati per l'ipotesi di crollo colposo potrebbero diventare rinvii a giudizio.
Crolli a Pompei, l'ira del Fai: Spazio ai privati
Il Fondo italiano per l'ambiente (Fai) ha denunciato i ritardi nella tutela di Pompei, dove decine di siti archeologici stanno crollando. Il Fai ha richiesto intervento dei privati per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale italiano. Il sito è stato colpito da un nuovo crollo di un muro borbonico, e il Fai ha lanciato un appello per far rivivere e conservare l'area. Il Fai ha anche criticato la spesa dei fondi straordinari progettati per il Grande Progetto Pompei, che sembra essere stata rilenta. La Cisl ha condannato i ritardi e ha richiesto una maggiore attenzione alla manutenzione ordinaria.
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