Alvise Ferialdi vicesegretario provinciale PSI Venezia non ha certo un ottimo clima bagnata com'è dall'umidità che ne intacca gli intonaci e ne fa marcire i pali. La stessa umidità che sembra d'un tratto penetrata tra Comune e la Maison Creatif Cardin favorita più da preoccupazioni legate all'allora chiusura di bilancio che da una vera e propria rottura dei rapporti. Per i veneziani d'altronde l'umidità è un'abitudine, ma di certo non possiamo aspettarci che ogni finanziatore esterno ci si adatti con facilità anzi il rischio è proprio vederlo fuggire verso climi più salubri. D'altronde non è la prima volta che Venezia vive il problema tra innovazione e conservazione, già negli anni '50 Frank Lloyd Wright doveva realizzare in volta del Rio Novo la residenza dell'amico Angelo Masieri vicenda che si concluse con un nulla di fatto nonostante i continui adattamenti dell'architetto americano alle continue istanze dell'allora commissione edilizia. Che dire poi della vicenda legata alla realizzazione del nuovo ospedale di Venezia legata alla figura dell'altro grande architetto Le Corbusier, struttura individuata presso l'ex macello comunale che doveva contare 1.500 posti letto e fungere da legante con la Terraferma; fortemente voluta dall'allora Sindaco Favaretto Fisca e da Carlo Ottolenghi allora presidente dell'amministrazione ospedaliera si spense lentamente fra le nebbie lagunari. E che dire ancora dell'altra grande occasione mancata: L'Expo Venice 2000, vicenda iniziata negli anni '80 che doveva rappresentare lo sprone per un ripensamento generale della "città vasta" che terminò anch'essa con un nulla di fatto e un avvicendamento politico a favore degli oppositori. Con il senno di poi molti a Sinistra si sono poi detti pentiti di come andò la vicenda forse perché consci che le sfide di allora sono divenute i problemi di oggi: la bega del tram, il mancato collegamento dell'aeroporto di Venezia con il Veneto, dal recupero di Porto Marghera quale polo per la produzione culturale, ecc. rappresentano tutti nodi irrisolti. Ma se negli anni '80 erano le idee a determinare il futuro, oggi è la crisi a metterci di fronte a scelte non più procrastinabili, e il Palais Lumière rappresenta quell'edificio-simbolo in grado di accomunare i diversi campanili sotto un unico dialetto e di farli poi dialogare con il mondo. Sicuramente Città d'Arte, ancora Città degli Scambi grazie al Porto e non ancora polo della produzione culturale (speranza rimandata al 2019), Venezia appare quindi una metropoli in divenire ancora incerta sul proprio futuro, eppure il suo glorioso passato di Serenissima ci dimostra che di fronte alle necessità contingenti la pura conservazione è stata sempre messa in secondo piano, basti pensare a tre episodi di grande impatto sociale, ambientale ed economico: l'allargamento dell'Arsenale, il rifacimento delle difese a mare e la deviazione dei fiumi che ne hanno sancito da allora la forma antropomorfa. Arrivati nel 2013 e con il mondo che bussa alle porte non possiamo certo farci sfuggire l'ennesima occasione per ridisegnare la nostra città e se anche metropoli storiche come Londra hanno deciso di dotarsi in pieno centro urbano di una "scheggia" di 300 metri non dovrebbe spaventarci chi chiede di costruire molto più in basso e soprattutto a 15 km di distanza.