Errori nel concorso per guide turistiche: rivolta dei candidati bocciati MA UNA commissione di esperti, nominata dalla Provincia, che ha preparato le domande per gli "esami di abilitazione a guida turistica". Nessun posto in concorso, solo un patentino che permette se si viene chiamati di guidare i turisti a Palazzo Te, palazzo Ducale o al castello di San Giorgio. Mantova è una città che punta molto sul turismo, non puoi mandare chiunque a raccontare le bellezze della città. Cinquantadue domande e alla prova scritta si presentano in trenta. «E subito ci siamo accorti racconta Marco Scansani, 20 anni, studente di Beni culturali a Verona che qualcosa non andava. Un italiano incomprensibile, come "la denominazione è dell'edificio è". E poi risposte si dovevano mettere le crocette, come nei quiz che non si capivano». Due soltanto gli ammessi all'orale. Ma fra gli esclusi comincia il tam tam. «A me è capitato questo Io ho visto che quella domanda era sbagliata». Un gruppo di sette aspiranti si mette assieme e trova ben sette domande sbagliate su trenta. L'ormai famoso pittore Armando in realtà si chiamava Giuseppe, i "Cento borghi più belli d'Italia" in realtà sono 209, il Grana padano e sbagliare su questo formaggio, a Mantova, è come bestemmiare in chiesa viene dato come stagionato a cominciare da 8 e non da 9 mesi. E poi gli agriturismi con «fattorie didattiche, sociali e salutistiche» che sarebbero 212 e invece arrivano appena a 16. Si annuncia come costruito nel 1600 un palazzo del 1740. Nemmeno il mitico Palazzo Ducale viene risparmiato. Si parla dell'appartamento Verde o dell'Imperatrice come fosse una cosa sola e invece trattasi di due appartamenti. Si confondono, per villa Gonzaga, i nomi della villa con quelli dei proprietari. «Ci siamo messi assieme dicono Marco Scansani e i suoi amici e abbiamo chiesto l'annullamento della prova scritta. Ci hanno risposto che decideranno «a 60 giorni dalla chiusura del procedimento ». E allora siamo andati dall'avvocato». L'avvocato, Paolo Gianolio, conferma: «Attendere 60 giorni configura un espediente per far decorrere i termini decadenziali di impugnazione da parte degli eventuali interessati». «Siamo stati in Provincia anche oggi raccontano le aspiranti guide e ancora una volta hanno cambiato le carte. Il direttore generale, Gianni Petterlini, ci ha spiegato che, sempre alla fine dei 60 giorni, potrebbero aggiungere a noi esclusi i punti equivalenti al numero delle domande sbagliate. Ma che senso ha? Se l'esame era sbagliato, va annullato e basta». Agli esperti chiamati dalla Provincia non mancano certo i titoli. Si tratta infatti di Italo Scaietta, presidente degli Amici di Palazzo Te; Giuse Pastore già presidente di Italia nostra e Paola Sabbadini, docente in un istituto turistico. «Sono vincolata dice Giuse Pastore dal segreto d'ufficio. Posso solo dire che ci stiamo già riunendo e che troveremo una soluzione». Il presidente della Provincia, Alessandro Pastacci (dopo la denuncia della Gazzetta di Mantovasono già arrivate interrogazioni di Sel e Pdl che chiedono l'annullamento della selezione), delega una risposta al direttore generale Gianni Petterlini. «Non si tratta spiega di un concorso pubblico. La Provincia in questi casi ha solo un ruolo di arbitro, garantendo la regolarità ammini-strativa. Gli errori erano nei contenuti delle domande». Come dire: cosa potevamo fare, se non riunire i maggiori esperti di casa nostra? «Non siamo però d'accordo aggiunge il direttore con l'annullamento della selezione. Sarebbero danneggiati i due giovani che l'hanno superata ». Secondo il dirigente le domanda sbagliate sarebbero 4 e non 7, e per ognuna di queste 4 verrebbe aggiunto un punto nel risultato finale. «Chi era vicino al 18, soglia minima per l'ammissione all'orale, si troverà idoneo. Con questi 4 punti in più penso che quasi tutti riusciranno ad essere ammessi all'orale e ad avere il patentino». Un pasticcio più complicato della ricetta della torta sbrisolona. «E noi dicono Marco Scansani e i suoi arrabbiati amici pasticci non ne vogliamo. Loro hanno sbagliato e loro debbono riparare. Si annulli tutto e si ricominci. E qualcuno, magari, si decida a chiedere scusa».