La restauratrice Ceriotti illustra l'intervento. In un mese saranno riparati i danni del sisma Una siringa con l'ago appena più grosso di quello delle normali iniezioni, e la mano esperta della restauratrice che cerca il punto meno visibile, dove magari c'era stato un intervento precedente. La pressione sullo stantuffo ed ecco che sul muro affrescato dal Mantegna si espande una macchia umida: sulla parete della Camera degli sposi viene così iniettata una resina acrilica, emulsione in forma acquosa. Si asciugherà velocemente e la resina ricompatterà l'affresco: l'intonachino tonerà ad aderire perfettamente all'arriccio, come si chiama l'intonaco meno raffinato dato sui mattoni. Siamo nella Camera degli Sposi, dove sono iniziati i lavori di consolidamento e restauro dopo i danni del terremoto che si concluderanno in un mese, entro febbraio. «In realtà - spiega la sovrintendente Giovanna Paolozzi Strozzi - più che un restauro è una manutenzione. La dottoressa Chiara Ceriotti ne aveva fatta una soltanto sei mesi prima, conclusa nel dicembre 2011 che ha consentito il confronto tra le aree di decoesione presenti allora e la situazione dopo il sisma, quando i punti a rischio si sono moltiplicati». Nella celebre Camera dipinta dal Mantegna dal 1465 e affacciata sul lago, le forti scosse del 20 e 29 maggio scorso, ma anche le centinaia che si sono succedute di grado meno elevato, hanno mosso i muri, provocando fessure e riaprendone di vecchie, ma «quasi per miracolo» l'intonaco affrescato ha resistito, e pur staccandosi dall'arriccio (tanto che picchiettando con le nocche si avverte un rumore fesso), si è aperto solo dove c'erano vecchie crepe già risarcite nei punti deboli, ovvero sopra la porta, tra gli angioletti e a fianco del marchese Ludovico. «Qui - spiega Ceriotti - la parete è più sottile per la canna fumaria del camino e si è staccato un pezzo di intonachino di qualche centimetro, in alto, ma si trattava di un precedente restauro. «La Camera degli Sposi - continua la sovrintendente - ha sempre ricevuto attenzioni e questo l'ha salvata». Ci sono stati restauri ottocenteschi e poi quelli in occasione della grande mostra del Mantegna del 1961 e poi quelli iniziati nel 1984 ai quali partecipò Chiara Ceriotti nel passaggio da studentessa dell'Istituto centrale di restauro a professionista. «Abbiamo fatto la stessa scuola - nota la sovrintendente - un istituto di prestigio mondiale». Ceriotti a Mantova ebbe la fortuna di lavorare con Michele Cordaro e i signori Mora, Laura e Paolo. «Fecero interventi perfetti, per cui c'è anche la difficoltà di conservare i precedenti restauri ad acquarello, io mi muovo salvandoli, tra l'altro toglierli rischierebbe di rovinare l'affresco». Nei punti in cui ci sarebbe da ricucire il muro, per la presenza di distacchi profondi, «iniettiamo prima acqua e alcol per pulire, altrimenti la polvere crea una tensione - spiega Ceriotti -, quindi si immette la malta idraulica».