Nuovo crollo nella città antica. L'ennesima tragedia sfiorata. A cedere è stato un muro di contenimento di epoca borbonica in via del Vesuvio. Non ha retto la struttura di epoca borbonica a sostegno del terrapieno: sotto c'è una domus inesplorata Pompei, crolla un muro sulla via dei turisti. II sindacato: «Si poteva evitare con una corretta prevenzione sul territorio». L'ennesimo scempio a ridosso di uno gli ambienti più visitati: la casa degli Amorini Dorati Gli scavi senza pace. Nuovo crollo nella città antica, sulla via ogni giorno attraversata da migliaia di turisti. L'ennesima tragedia sfiorata. A cedere è stato un muro di contenimento di epoca borbonica in via del Vesuvio, nella Regione V Insula VII. Il crollo è avvenuto di fronte alla famosa casa degli «Amorini Dorati». Il terrapieno, che fa parte dell'area archeologica sul versante nord non ancora scavata, ha invaso la via del Vesuvio, zona aperta al pubblico. Lo smottamento ha riportato alla luce pilastri di epoca romana. Ci vorrebbero ulteriori scavi, per riportare alla luce nuove domus, ma non rientrano per ora nell'agenda di governo per mancanza di fondi. E ora i turisti passano sollevando le strisce che delimitano l'area sottoposta a sequestro. Passano incuriositi, si fermano a guardare a volte costernati a volte incuriositi come se i cedimenti e le distruzioni fossero un'altra attrazione della città millenaria: prima coperta dalla cenere del Vesuvio, oggi minata e oltraggiata prima dall'incuria e poi dalla pioggia. A segnalare il crollo di circa 2 metri cubi, avvenuto nel corso della notte, sono stati gli addetti alla vigilanza, alle 7.30 di ieri, nel corso del giro di controllo. Ancora una volta l'incolumità dei visitatori è stata tutelata dal fattore tempo. La zona è stata transennata. Il metodo di messa in sicurezza post-crollo più utilizzato dalla soprintendenza dal 2010 ad oggi. Secondo la Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei «la causa è la conseguenza delle piogge torrenziali abbattutesi in questi giorni in Campania». Sull'area, nella quale sono in corso le opportune verifiche, si sono recati per un sopralluogo i tecnici della soprintendenza accompagnati dai carabinieri coordinati dal comandante Tommaso Canino. Intanto, il 6 febbraio si avvicina e con esso l'arrivo a Pompei del commissario europeo Johannes Hahn. L'ispettore di Bruxelles ha l'incarico di controllare se la tempistica de «Il Grande Progetto Pompei», finanziato dall'Ue per 105 milioni di euro, è a regime. Ma nessun cantiere, nonostante i tanti annunci, è stato ancora aperto. La Cisl, dal versante di tutela dei lavoratori, lancia l'ennesimo allarme sicurezza: «La zona è aperta al pubblico - spiega Antonio Pepe segretario della Cisl - ed è una fortuna che questi crolli avvengono di notte. I dipendenti, che di notte vigilano sull'intera area, continuano ad affidarsi alla Madonna di Pompei. È solo un miracolo se fino ad ora nessun addetto alla vigilanza è rimasto ferito. Fino a quando la fede vincerà sull'incuria? Come in tutti gli altri casi - continua il segretario Cisl - riteniamo che, se fosse stata attuata la manutenzione ordinaria, anche questa frana poteva essere evitata. Dobbiamo, invece, rilevare l'ennesima delimitazione della zona con nastro segnaletico per impedire l'accesso ai turisti, restringendo sempre di più le zone visitabili del sito archeologico. Il personale volenteroso sta perdendo mordente perché si vede poco utilizzato, male organizzato e peggio distribuito. L'amministrazione, su tali tematiche, sfugge al confronto. Ovviamente non presteremo il fianco a chi intenda approfittare di questi spiacevoli episodi per mettere le mani su Pompei. Il nostro obiettivo è e rimane quello di concordare un piano di tutela per la messa in sicurezza del sito, oltre alla valorizzazione e messa a reddito dell'intero patrimonio archeologico pompeiano».