«Colosseo, ancora un rinvio». Parla il ministro Ornaghi: «I soldi ci sono, ma ancora non si può partire» II tribunale è sceso nell'arena per bloccare l'ingresso dei restauratori. Il sindaco Alemanno si è lanciato dalla fossa dei leoni contro i gladiatori della sovrintendente Maria Rosa Barbera pronti a marciare sul Colosseo armati di una rete di protezione: una linea rossa, non sottile (tra i 5 e i 15 metri) e rischierebbe di gettare nel caos traffico e viabilità proprio alla vigilia delle elezioni. Intanto il direttore del monumento Rossella Rea, interviene come un centurione e dichiara: «Non si calerà nessuna rete». E mentre dagli spalti, politici, consumatori, ambientalisti, archeologi incitano allo scontro, il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi sospende la lotta e la trasferisce in un'altra arena, al Collegio romano, negli uffici della segreteria generale che ha competenze sulla sicurezza (Ufficio di sicurezza del Patrimonio culturale che fa capo Antonia Pasqua Recchia), trascinandosi dietro urla e polemiche. Uno spettacolo sanguinario che non ha nulla da invidiare ai ludi gladiatori. Con il Gigante che non resta a guardare, ma butta giù dall'ultimo giro di arcate sassolini, brecciolini, frammenti di pietra su cui si gettano a beccare tecnici e amministratori: crolla, non crolla, restauri sì, restauri no, mecenati sì, mecenati no. E giù denunce, sopralluoghi, tavoli di lavoro lunghi come banchetti nuziali: come se ai cinque milioni di visitatori annui dell'anfiteatro si volesse offrire, secoli dopo, lo stesso brivido di allora. Il risultato è che il premio di venticinque milioni di euro messo in palio da Della Valle, sponsor del restauro-evento, è fermo da giugno 2011. E non si sa ancora quando i lavori potranno prendere il via. «Siamo pronti a partire. Ma dobbiamo aspettare «Non ho sfiduciato nessuno. Ho affidato all'ufficio competente centrale la decisione sulla sicurezza che va presa in fretta» il segnale - spiega il ministro ai Beni culturali Ornaghi - che purtroppo non arriva». Colosseo come Pompei? «No, il Colosseo è un atleta, pronto a lanciarsi. Tenuto fermo. Siamo in uno Stato di diritto e dobbiamo rispettare il lavoro dei tribunali. Certo, sì, siamo in attesa da tanto tempo. Ma al di là dei ripetuti stop al progetto, continuo a essere convinto che si tratti di un'importante e decisiva opera di mecenatismo». Si invoca continuamente, a fronte di tagli e crisi, la collaborazione tra pubblico e privato. Quest'esperimento non sta andando granché: non siamo ancora pronti a questo tipo di sinergie? «Le norme, ci piacciano o meno, vanno rispettate. Certo alcune andrebbero modificate o sostituite da procedure più snelle per semplificare l'attuazione di un piano prezioso come questo. Qualche innovazione nel campo delle sponsorizzazioni l'abbiamo apportata con delle linee guida più chiare previste per altro dal decreto semplificazioni. Ma c'è ancora molto da fare: il prossimo parlamento dovrà impegnarsi nel disciplinare gli interventi dei privati per evitare che riaccada quello che sta succedendo oggi. Ammiro la pazienza e il senso civico di Della Valle». Oltre alla decisione del Tar che dovrebbe esprimersi sulle prime gare d'appalto a fine gennaio, l'attuazione del progetto trova ostacoli anche nell'intreccio di competenze. Ma a chi spetta l'ultima parola? «Alla sovrintendenza statale. Ho pieno rispetto dell'autonomia decisionale degli organi amministrativi». E allora perché ha rinviato tutto alla segreteria generale di Pasquale Recchia? «Ho semplicemente affidato all'ufficio competente a livello centrale una decisione che va presa in fretta. Le polemiche sono guidate dal clima elettorale. Non ho sfiduciato nessuno e non prendo ordini da nessuno». Si è appunto detto che il sindaco Alemanno si sia rivolto a lei, per bloccare le recinzioni di sicurezza. È vero? «Non è la prima volta che ci sentiamo. È noto. Le telefonate servono a chiarirsi e ad accorciare i tempi. E quando i problemi si moltiplicano è meglio riportare tutto al centro decisionale». Centri decisionali, tavoli congiunti, sembra un po' un commissariamento? «No. Sto cercando di smorzare le polemiche e accorciare i tempi». Tempi: che cosa si prevede? «Il 31 arriva la sentenza del Tar sul primo lotto di lavori. E nel giro di un paio di settimane l'ufficio competente si esprimerà sulla sicurezza. Poi si parte, tribunali permettendo». Il miglior restauro è la manutenzione che però è a carico dello Stato. Esistono sponsor disposti a sostenere operazioni ordinarie e non straordinarie? «Potrebbero, sì. Bisognerebbe far funzionare meglio le sinergie». Decoro: è ancora un tema spinoso? «Noi abbiamo fatto un passo in avanti. Le direttive su scala nazionale ci sono. Ora spetta alle singole amministrazioni farle funzionare e rispettare».
ROMA - L'intervista a Ornaghi: salvare il Colosseo, un'impresa.
Il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi ha sospeso la lotta per il restauro del Colosseo, trasferendo la decisione in un'altra arena, al Collegio romano, negli uffici della segreteria generale. Il progetto, finanziato con 25 milioni di euro, è stato bloccato per la seconda volta a causa di polemiche tra il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e la sovrintendente Maria Rosa Barbera. Il ministro Ornaghi ha affermato di non aver sfiduciato nessuno e di aver affidato la decisione sulla sicurezza all'ufficio competente centrale. Ha anche affermato che il Colosseo è un atleta, pronto a lanciarsi, ma tenuto fermo.
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