Attribuiti dopo il restauro a Bonifacio Bembo, sono in mostra all'Ambrosiana Ritratti di dame e cortigiani ritrovati a Varese MICROSCOPI ottici, micro-campioni, lastre radiografiche, spettrofotometri. Sembra la scena di un delitto passata al setaccio dal Ris. In realtà è la scena di un restauro. Quello compiuto, con sofisticate apparecchiature, su sette misteriose tavolette emerse da un vecchio baule dimenticato al Sacro Monte di Varese. La storia è iniziata tre anni fa quando Isabella Marelli della soprintendenza di Brera passando in rassegna il patrimonio della casa-museo varesina dello scultore Ludovico Pogliaghi, donata alla Biblioteca Ambrosiana, intuì che quelle piccole tavole dipinte con volti antichi, bistrattati dal tempo, potevano tradire la mano di un maestro del Rinascimento. D'accordo con l'Ambrosiana, convocò una storica dell'arte e restauratrice di casa a Varese, Valeria Villa. La sensazione che si trattasse di reperti preziosi fu immediata. Peccato che la ricerca di finanziamenti per un'indagine adeguata (30mila euro) ritardò i lavori di due anni. Merito di Mauro Colombo e Giorgio Merletti della Confartigianato, e della CSG Palladio, società specialista di analisi diagnostiche sui beni culturali, se il progetto, l'inverno scorso, venne finalmente varato. Valeria Villa aprì il cantiere nel suo laboratorio, giusto ai piedi dal Sacro Monte, e lo studio condotto a quattro mani con il chimico e storico dell'arte Fabio Frezzato, sui materiali, la tecnica, i pigmenti (solfuro di arsenico, velenosissimo ma ideale per ottenere gialli brillanti quanto l'oro) rivelò la matrice medieval-rinascimentale dei pezzi e aggiunse qualche tassello a un enigma sull'identità dell'autore degno di Conan Doyle. Ma siccome la scienza non basta, anche l'occhio ha avuto la sua parte nella soluzione di questo caso dell'arte. L'osservazione del linguaggio della pittura, dello stile, il gusto per un segno calligrafico da miniaturista, ma istintivo, da artista senza paure, ha suggerito di accostare i bei ritratti cortesi, riassestati nelle crepe del legno e salvati da orde di insetti xilofagi (banalmente, tarli), ad altri esemplari conosciuti nei musei di arti decorative di Parigi e Ginevra. Piccoli capolavori italiani del Quattrocento che, oltre ai soggetti identici, figure ricche nelle vesti e nelle acconciature, hanno rivelato la stessa tecnica e persino gli stessi parassiti. Il cerchio s'è chiuso in fretta. L'autore è stato identificato come il medesimo maestro dei tesori di Varese, oggi protagonisti di una mostra all'Ambrosiana che ne racconta storia e restauri. Lui, Bonifacio Bembo (1420-1480), cremonese d'origine, amato dai duchi di Milano, come Francesco Sforza e Bianca Maria che gli affidarono i propri ritratti (oggi a Brera), era un genio ricercato del gusto gotico che domina la sfilata di cortigiani nelle tavolette. Un defilé di dame e cavalieri dipinto intorno al 1450 per il monastero della Colomba a Cremona, nei secoli smantellato con tutti i suoi averi, fra cui la bella gioventù del Bembo, da allora disseminata sul mercato antiquario e oggi idealmente ricongiunta.
MILANO - La meglio gioventù del '400 che era nascosta in un baule
Un gruppo di tavolette dipinte con ritratti di dame e cortigiani è stato restaurato e messo in mostra all'Ambrosiana a Milano. Le tavolette, attribuite a Bonifacio Bembo, un pittore cremonese del Quattrocento, erano state scoperte in un vecchio baule dimenticato al Sacro Monte di Varese. La restauratrice Valeria Villa ha aperto il cantiere e ha lavorato con il chimico e storico dell'arte Fabio Frezzato per analizzare i materiali e la tecnica utilizzati. La scienza e l'occhio hanno aiutato a identificare l'autore dei ritratti, che è stato riconosciuto come Bonifacio Bembo.
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