Di Nocera: bisogna far ripartire alcuni progetti-simbolo per la città e lanciarne nuovi. I nostri «vecchi» incontreranno i giovani Napoli è città della separatezza, dell'impossibilità di fare sistema. Antonella Di Nocera, assessore comunale alla Cultura, prova allora a «mettere insieme», a «unire». Almeno per quanto riguarda il suo settore, che tra l'altro è uno dei più sacrificati in questi tempi di crisi. I soldi per la cultura, si sa, sono sempre di meno. E allora ci vogliono le idee. Così Di Nocera convoca per fine marzo (28, 29 e 30) una sorta di «stati generali», le Giornate della cultura, al Convento di San Domenico Maggiore. «Non saranno incontri solo per parlare», spiega, «ma per definire una strategia per il futuro». Con un occhio assai attento alle nuove generazioni. «Primo tra i compiti di una politica per la cultura è la responsabilità nei confronti delle giovani generazioni. Come scrive Salvatore Settis, '''in quella enorme differenza di durata e respiro tra la vita del singolo e quella della comunità risiede il dramma perpetuo del rapporto tra l'uomo e i mondo. Un dramma che si alleggerisce solo con la capacità responsabile anche sancita dall'articolo 9 della nostra costituzione di curare la cultura e il patrimonio come bene comune». «Per Napoli», prosegue l'assessore, «è indispensabile uno sforzo comune per far ripartire alcuni progetti-simbolo per la città e provare a individuarne di nuovi. In questi mesi, mi sono imbattuta in una quantità impressionante di brandelli di ''impegni", ''progetti", '''promesse" stratificatisi negli anni che si sono lasciati dietro rapporti anche umani logori, avvelenati, compromessi. Al contrario, penso che i progetti per la città si devono costruire con una discussione trasparente». Quali le priorità? «Occorrono investimenti che siano considerati centrali per il Paese. È impensabile che lo stabile di Napoli riceva dallo Stato non più di quattrocentomila euro mentre lo stabile di Milano oltre tre milioni, o che il governo centrale non si preoccupi in modo costante e continuativo di grandi patrimoni librari come quello di Marotta, o di siti straordinari del patrimonio storico artistico che non sono solo della città, ma universali. Com'è impensabile che tra governo e regione si siano restituiti 33 miliardi di euro di fondi europei destinati alla cultura. Invece auspico che con la nuova programmazione possano essere destinati a un progetto centrale condiviso, strategico per la città, sul modello della milanese Fabbrica del vapore. Penso a un contenitore come l'Albergo dei Poveri, un grande Hub, dove le imprese culturali possano fare economia, a partire dalle proprie competenze, senza paura di aprire caffè e bookshop, studi per artisti, ludoteche per bambini. Un luogo dove spossano intervenire investimenti privati di qualità». Altri progetti, in concreto? L'interno del Museo di Totò L'interno del Museo di Totò «Il museo di Totò, il Museo vivo della musica della città, la sistemazione della collezione De Simone, la casa del cinema della città; una scuola civica di arti sceniche e la casa del teatro, il Museo della memoria e della Resistenza: possiamo analizzare uno ad uno questi progetti o queste storie di progetti e vedere come e dove sono fermi». Come e quando è nata questa idea? Basterà a invertire la rotta della generale emergenza che si registra a Napoli? «Nel corso di questi mesi sono state più volte sollecitati momenti di riflessione e di dibattito pubblico sui temi delle politiche culturali, in un momento di grande difficoltà. Il Comune di Napoli, in particolare, è entrato ufficialmente in una situazione di pre-dissesto. Contemporaneamente, la crisi ha creato enormi difficoltà ad interi comparti di impresa privata nel campo musicale, teatrale, cinematografico, editoriale compromettendo la sopravvivenza di alcuni settori produttivi culturali della città. La sensazione è che non si tratta di un inceppamento momentaneo del meccanismo di funzionamento pubblico per la promozione della cultura, ma di un cambiamento ''di fase" duraturo che muterà inevitabilmente l'impostazione e le modalità di proporre le politiche culturali nelle realtà metropolitane. Per Napoli e per la Campania considerati peraltro i risultati di quasi vent'anni di uso sicuramente più ''spensierato" dei fondi pubblici non si tratta necessariamente di un male. A condizione, però, che la politica si interroghi insieme agli altri attori su nuove forme di sostegno e di promozione delle politiche per l'arte e la cultura». Da dove cominciare? «Considero fondamentale individuare luoghi fisici dove i nostri ''grandi" abbiano l'opportunità di comunicare con i giovani, di lavorare con i giovani. Un grande drammaturgo napoletano Enzo Moscato scriveva in ''Rasoi", ''la fogna è il vizio che la città ha nel sangue": gli individualismi e la non autentica volontà a fare squadra caratterizza molte vicende napoletane. E noi non ci sottraiamo, anzi l'idea a cui stiamo lavorando è di andare oltre l'ascolto e il confronto per far diventare questi luoghi momenti di elaborazione collettiva delle linee principali, in qualche modo vincolanti, su cui si dovranno sviluppare le politiche culturali della città di Napoli». Quali saranno i temi delle Giornate? «Di certo un doppio binario di analisi. Da un lato, la cultura come trasversalità nei luoghi e nei territori dellla città, dall'altro gli ambiti tematici: teatro, musica, letteratura, arte, fotografia, cinema. Altri spunti: il pensiero della città contemporanea; cultura e comunicazione; i giovani; il Centro storico patrimonio Unesco; il binomio cultura e turismo; spazi e beni culturali nel dialogo per lo sviluppo; periferie e territori con vocazioni proprie da valorizzare».
NAPOLI - Di Nocera: La cultura unisca ciò che Napoli divide. A marzo stati generali
L'assessore comunale alla Cultura, Antonella Di Nocera, sta organizzando le Giornate della cultura a Napoli per definire una strategia per il futuro della città. Il suo obiettivo è quello di far ripartire alcuni progetti-simbolo per la città e lanciarne nuovi, con un occhio attento alle nuove generazioni. Di Nocera sostiene che la cultura è un bene comune e che è indispensabile uno sforzo comune per far ripartire alcuni progetti-simbolo per la città e provare a individuarne di nuovi. Ha anche espresso la necessità di investimenti che siano considerati centrali per il Paese e di una discussione trasparente per definire le priorità.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo