In Galleria sono esposte 1835 opere, altre 650 nel Corridoio Vasariano e 2300 sono nei depositi, tenute come bambini nella bambagia. Alcuni sono capolavori assoluti, altri meno. Ma per il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, sei pezzi e core. E anche se la legge lo permettesse, non concepisce un motivo al mondo per giustificare la vendita di un solo dipinto. Professor Natali, a Montecatini un assessore vuol vendere un Mirò... «Voglio pensare che sia solo una provocazione». No, sembra sia una cosa seria. «Beh, quando si arriva a pensare a un gesto del genere vuol dire che siamo arrivati al fondo del fondo di tutti i barili. Mi rendo conto della disperazione di una giunta che deve governare in un momento di così grave difficoltà economica. E immagino quindi che sia una proposta fatta con grande dolore. Non voglio esprimere giudizi. Dico solo che in ogni caso non è un'ipotesi da prendere in considerazione». Beh, però la vendita di un dipinto potrebbe aiutare a rilanciare l'economia di una città. «Sì, sarebbe come dire che uno vende la fede nuziale della mamma per rimbiancare la casa». Ma se si trattasse non di un capolavoro ma di uno fra i tanti dipinti tenuti nei depositi? «I depositi dei musei non sono ricoveri polverosi dove si tengono le opere poco importanti. Sono vere e proprie riserve, da dove si attinge per cambiare gli allestimenti, fondamentali per registrare il cambiamento del gusto attraverso i secoli e i decenni. Basti dire che ben 25 dipinti esposti nel nuovo allestimento della "Tribuna" degli Uffizi vengono dai depositi» Insomma, neanche a parlarne? «Esatto. Posso capire l'animo con cui questo assessore voglia vendere un Mirò, ma non voglio invece immaginare cosa penserebbe il povero Mirò che ha donato il suo dipinto».