Povero Colosseo, che non trova pace. Il cantiere di restauro (con i 25 milioni garantiti da Diego Della Valle) deve aspettare ancora: il Tribunale amministrativo regionale ha rinviato al 31 gennaio la decisione sulla regolarità della prima delle quattro gare. Così resta fermo un progetto che ha suscitato interesse in mezzo mondo. Ma il Colosseo non trova pace nemmeno perla continua, e francamente ormai insopportabile, spaccatura tra i referenti istituzionali. La situazione è talmente confusa che due esponenti del Pd, cioè David Sassoli, europarlamentare e candidato alle primarie, e Athos De Luca, consigliere capitolino uscente, hanno attribuito al sindaco Gianni Alemanno (sbagliando clamorosamente il bersaglio politico) una decisione che per primo Alemanno respinge: creare una zona di protezione recintata intorno all'Anfiteatro Flavio che dovrebbe proteggere i passanti da possibili crolli o cedimenti, come testimoniano alcuni frammenti trovati a terra. La misura è stata in realtà adottata dalla Soprintendenza speciale archeologica statale diretta da Mariarosaria Barbera, con la netta contrarietà del sindaco: eppure Sassoli parla di «ultimo regalo di Alemanno ai romani», mentre De Luca paragona addirittura l'inquilino uscente del Campidoglio a Caligola. Invece è proprio Alemanno a contestare la scelta della Barbera accusandola di essersi appoggiata a una perizia privata e chiedendo la convocazione di un tavolo inter-istituzionale. Barbera ribatte che la misura della recintazione è stata adottata dai vigili del fuoco dopo un'analisi da parte di tecnici statali coadiuvati da un ingegnere privato solo perchè quella figura è assente tra i dipendenti della sovrintendenza. Una contrapposizione frontale dannosa e inutile. Non c'è un solo interlocutore che in questa storia rinunci alla polemica, alla risposta, all'attacco e alla precisazione. Scena che non fa onore alla nostra città. Il ministro Lorenzo Ornaghi, che ha contattato Alemanno, ha rinviato tutto all'ufficio della Segreteria generale del ministero che si occupa degli stabili pericolanti. Ornaghi chiarisce che non c'è stata sconfessione della «sua» soprintendente. Né avrebbe potuto, soprattutto per le competenze: il sindaco, sul Colosseo, non ne ha alcuna, così come non ne hanno affatto gli uffici della Sovraintendenza comunale: la legge istitutiva di Roma Capitale mantiene l'intero comparto dell'archeologia romana sotto le competenze statali. E per di più il Colosseo appartiene al Demanio statale. Sarebbe però tempo di chiudere subito la rissa. Nessuno (meno che mai la soprintendenza statale archeologica) ha interesse nel sottrarre quell'immenso bene culturale alla fruizione di romani e turisti solo per il gusto di mettere in difficoltà il Campidoglio. Nessuno (meno che mai un sindaco consapevole) si batte per evitare un possibile eccesso di isolamento del Colosseo solo per il gusto di contestare un potere statale di tutela. Suggerimento per tutti: occupiamoci non degli scontri di forte (e quindi sospetto) sapore preelettorale ma della vera salute ciel Colosseo, che ha bisogno di unità di intenti e di azioni tra Comune, Stato, mano politica per far partire finalmente la grande operazione di restauro che Roma e mezzo mondo aspettano.
ROMA - Le rovine della rissa
Il Colosseo è in attesa di una decisione sulla regolarità della prima gara del cantiere di restauro, che deve aspettare fino al 31 gennaio. La situazione è confusa a causa della spaccatura tra i referenti istituzionali. Il sindaco Gianni Alemanno ha respinto la misura di creare una zona di protezione recintata intorno all'Anfiteatro Flavio, adottata dalla Soprintendenza speciale archeologica statale. Il ministro Lorenzo Ornaghi ha rinviato tutto all'ufficio della Segreteria generale del ministero. La legge istitutiva di Roma Capitale mantiene l'archeologia romana sotto le competenze statali, e il Colosseo appartiene al Demanio statale.
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