Il Wwf e le associazioni ambientaliste coinvolgono 25 esponenti del mondo culturale italiano per frenare il consumo di territorio Obiettivo: convincere la Regione a imporre una moratoria sulle nuove costruzioni che salvi il paesaggio Il classico paesaggio della Valpolicella, colorato dai vigneti: un patrimonio da tutelare La cultura italiana scende in campo a difesa della Valpolicella. Obiettivo: scongiurare altro consumo del terreno agricolo a favore di altre case o aziende, evitare degrado urbanistico e naturalistico, con conseguente peggioramento della qualità della vita oltre che del paesaggio. Parte stamattina dal Fondo mondiale per la natura, il Wwf, e dalle associazioni ambientaliste veronesi, con la firma delle più prestigiose istituzioni culturali nazionali e dei loro esponenti di spicco, la richiesta al presidente della Regione Luca Zaia, e al suo vice Marino Zorzato (con deleghe a urbanistica, beni ambientali e tutela del paesaggio), di una moratoria generale sulle attività edilizie che metta la parola fine alla consumo di suolo agricolo nella patria dell'Amarone e del Recioto, terra dell'olio e del turismo enogastronomico. Stop a cui far seguire subito la costituzione di un organismo sovracomunale, al quale affidare per intero cura e definizione di urbanistica, paesaggio e ambiente dei territori dei sei comuni valpolicellesi, e cioè Negrar, San Pietro in Cariano, Marano, Fumane, Pescantina e Sant'Ambrogio. Un modo per superare individualismi che possono sfociare nel campanilismo, disattenzioni o interessi locali altrimenti difficili da superare. La richiesta-appello, promossa e coordinata dal presidente onorario del Wwf Veneto, Averardo Amadio, è sottoscritta a Verona da Italia Nostra, Legambiente, Il Carpino, Lipu, Fai, Salvalpolicella, Valpolicella 2000, Terraviva e Nour. Ma l'idea ha trovato terreno fertile e adesioni convinte anche fuori dai confini veronesi, con 25 firme di primo piano: da Federico Castellucci, presidente della prestigiosa Accademia dei Georgofili di Firenze, che da 250 anni promuove studi di agronomia, economia e geografia agraria, all'internazionale Club di Roma «Peccei» composto da scienziati, economisti e dirigenti dei cinque continenti, alla Fondazione Benetton studi e ricerche. Ci sono professori universitari nelle facoltà di tutto il Nord Italia, da Salvatore Settis a Franco Prodi, da Ilvo Diamanti a Francesco Vallerani, ai docenti di Roma e L'Aquila Andrea Filpa e Bernardino Romano, senza dimenticare l'impegno dei docenti all'ateneo scaligero Silvino Salgaro, Gianmaria Varanini, Emanuela Gamberoni e Daniela Zumiani. E ancora, il presidente onorario degli orchidofili italiani, il veronese Galeazzo Sciarretta, fino al presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella Christian Marchesini e al presidente della Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro. «Abbiamo fatto conoscere il nostro appello fuori dalla Valpolicella e persone di alto profilo culturale lo hanno ascoltato», afferma Amadio, «unendo al nostro il loro grido preoccupato verso chi ha condotto il governo del territorio, per meglio dire malgoverno. Insieme chiediamo un taglio netto col passato, un cambio di rotta». Nessuna intenzione snob alla base di queste importanti adesioni, garantisce però il presidente onorario veneto del Wwf che in questi mesi ha tirato le fila per la richiesta alla Regione: «Invitiamo tutti i residenti in Valpolicella a unirsi, dimostrando buon senso e buona volontà, compresi coloro che coltivano il campo con le loro mani e hanno la sapienza del fare», continua. «Così come invitiamo sindaci, assessori e amministratori a guardare oltre le prossime elezioni e di prendere coscienza dei problemi dell'intera Valpolicella. È un angolo tra i più belli d'Italia, ma in progressivo declino con iniziative e scelte che la logorano: rimettiamo ordine, non buttiamolo via». Camilla Madinelli