(f.s.) «SULLA base delle informazioni che avevo, consideravo il Forte Belvedere in condizioni di sicurezza strutturale». Così l' ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ora parlamentare europeo, ha spiegato ieri in aula perché la sua amministrazione decise di non chiudere al pubblico il Forte del Belvedere dopo la tragica morte dello studente Luca Raso, precipitato nel buio da un bastione il 3 settembre 2006. L' onorevole Domenici è stato sentito ieri al processo per la morte della ricercatrice Veronica Locatelli, che cadde nel vuoto il 15 luglio 2008, quasi nell' identico punto in cui era precipitato Luca Raso. In questo processo l' ex sindaco è imputato di omicidio colposo. Secondo le accuse, nel punto in cui i due giovani sono finiti nel vuoto il terrapieno erboso si avvicinava pericolosamente al parapetto e nel buio le chiome degli alberi di Boboli potevano essere scambiate per un prato. Il precipizio non si vedeva. La morte di Luca Raso - ha spiegato l' ex sindaco - fu attribuita a una sua grave imprudenza: «Mi parlarono di un salto». «Ma - gli ha chiesto il giudice Francesco Maradei - la domanda cruciale - "Come è stato possibile che con un salto sia finito al di sotto del bastione" - questa domanda lei se l' è posta?». «Non me la posi», ha risposto l' ex sindaco. «Non si pose il problema che la distanza fra terrapieno e parapetto fosse tale che con un salto si potesse finire nel vuoto?». «No, sinceramente no». L' ex sindaco non andò a controllare le condizioni del Forte né dopo la morte di Luca Raso né dopo quella di Veronica (quando però decise di chiuderlo immediatamente al pubblico). Nessuno gli parlò del terrapieno troppo vicino al parapetto. Solo di recente è stato deciso di arretrarlo: "l' uovo di Colombo", secondo il giudice Maradei. «Come mai non ci avete pensato immediatamente?» «Una bella domanda», ha risposto l' onorevole Domenici: «Non mi piace fare un discorso sulle competenze, ma il suggerimento sulle soluzioni tecniche spettava agli uffici». All' epoca le alternative erano due: installare ringhiere o barriere protettive sui bastioni, come suggerito dall' ex sovrintendente Giorgio Bonsanti, sgomento per la morte di Luca Raso e drammaticamente convinto della insicurezza strutturale del Forte; oppure rafforzare la sorveglianza. L' onorevole Domenici ha spiegato che si era discusso di installare barriere anche prima della morte di Luca Raso. «Ero preoccupato soprattutto per i bambini», ha detto. Ma gli era sempre stato detto che la soprintendenza era contraria. In ogni caso la morte di Luca Raso fu attribuita a un comportamento anomalo e fu confermato «l' approccio precedente»: «Non interventi strutturali ma intensificazione della sicurezza dinamica, e cioè maggiore sorveglianza, barriere mobili, indicazioni più appropriate». «Non pensammo di chiudere il Forte di notte: quel tipo di misure era ritenuto sufficiente»