Le prospettive di crescita per la fortezza delineate in una ricca giornata di studi. Importanti le ricadute sull'economia PALMANOVA. Un'intera Giornata di studi sul tema "Palmanova, salvaguardia e sviluppo". La mattinata è stata dedicata a collocare la città stellata all'interno del contesto della storia dell'architettura militare italiana dell'epoca e a fare il punto (difficoltà, dossier scientifici, requisiti, iter) sulla candidatura Unesco che la fortezza friulana sta perseguendo. Palmanova fa rete con Bergamo, Peschiera del Garda, Chioggia, Venezia, ma anche con Zara, Sebenico, Curzola (Croazia), Cattaro e Castelnuovo (Montenegro). Una tavola rotonda sulle prospettive culturali e di salvaguardia del territorio ha consentito di creare il passaggio alle tematiche del pomeriggio, quando si è parlato della gestione dei siti seriali con l'intervento del direttore dell'istituto Siti di Torino, Giulio Mondini, e dei nessi possibili tra sviluppo economico e politiche per la conservazione con la relazione del professor Paolo Leon, dell'Università di Roma Tre. Per Leon è possibile coniugare conservazione e sviluppo economico. Egli ha avanzato per Palmanova una serie di proposte, idee, ipotesi. Ha evidenziato le opportunità che si creerebbero garantendo una visione dall'alto della città, ha parlato di un percorso visita che sottolinei le interconnessioni tra fortificazioni e tessuto urbano, ha evidenziato la necessità di prolungare la visita nel tempo con attività complementari, non solo culturali. Ha parlato di una scuola di restauro e manutenzione specifica, di un archivio delle fortificazioni storiche in grado di attirare un pubblico specializzato internazionale, dell'appeal che Palmanova potrebbe esercitare (per servizi e spazi residenziali) su manager, tecnici, imprenditori che abbiano le loro attività a distanza pendolare dalla città. La tavola rotonda finale, incentrata sulle implicazioni economiche dello sviluppo turistico-culturale, ha permesso di fare un tuffo nella realtà friulana. Giovanni Da Pozzo, presidente di Unioncamere, ha evidenziato che l'economia culturale coinvolge in regione 1.866 imprese e 36.000 lavoratori e che questo settore ha enormi potenzialità di sviluppo. Edi Somma-riva, di Turismo Fvg, ha rimarcato come il 28 degli arrivi in regione sia legato al turismo culturale. Si è parlato della necessità dell'impegno del pubblico, ma anche dell'importanza che gli operatori economici investano in questo campo, con una nuova cultura d'impresa. «Se c'è un settore - ha detto Giuseppe Morandini, presidente della Cassa di risparmio Fvg - che può dare del tu al futuro è proprio il turismo culturale». L'identikit del turista culturale PALMANOVA. L'unico filone turistico che, anche in regione, non subisce flessioni è quello del turismo culturale. Lo spiega Edi Sommariva direttore di Turismo Fvg che, oltre a garantire al Comune il proprio impegno per l'infopoint di Palmanova, ha tracciato un'interessante figura del "turista culturale", di quel turista cioè che la fortezza dovrebbe cercare di attirare. Non è uno specialista, spesso si tratta di un gruppo familiare, è curioso, non necessariamente di alto livello culturale. E' un residente temporaneo, si mescola alla gente, ama conoscerne le tradizioni, la cucina, le abitudini. Spende bene, rispetto ad altre tipologie di turisti, e la sua spesa (in media 65-70 euro al giorno) è spalmata su diverse attività: ingressi a mostre, musei, gastronomia, shopping eccetera. La maggior parte (47) di coloro che vengono in regione per "turismo culturale" arriva in Friuli Venezia Giulia perché ci è già stato per altri motivi (lavoro eccetera) e vi si è trovato bene. Seguono coloro che si sono documentati su internet. La maggior parte dei turisti arriva disinformata e cerca le proprie informazioni principalmente negli hotel dove soggiorna e, il 20, negli info point. Il turista culturale si muove cercando in primo luogo la ricchezza del patrimonio da visitare, ma in secondo e terzo luogo cerca eventi cui assistere e occasioni di divertimento.