L'Italia domina l'elenco delle opere, ma la città stellata crede nella candidatura "in condominio" PALMANOVA La sfida Unesco che Palmanova vuole cogliere non è semplice. Lo si sapeva. Ed è emerso anche dall'intervento del prof. Jukka Jokilehto, dell'Intemational center for the Study of the preservation and restoration of Cultural property, durante il convegno di ieri. «Sono ha spiegato - 962 i siti riconosciuti, la maggior parte in Europa. L'Italia, con i suoi 47 siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco, è il Paese che ne annovera in assoluto il maggior numero. Vada sé che non è facile fame entrare degli altri nella Lista». Da qui la strada che Palmanova, assieme alle altre città riunite sotto la candidatura seriale "Opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo", intende percorrere assieme al Ministero dei Beni culturali. Adele Cesi del Coordinamento e Studi-Patrimonio Unesco del Ministero lo ha illustrato con chiarezza: «Per l'Italia è difficile far entrare altri siti; deve presentare dossier accuratissimi e piani di gestione ineccepibili. La strategia che si può seguire è quella di candidare siti poco presenti nella lista del Patrimonio mondiale, quali i siti di architettura militare. Di maggior efficacia inoltre, rispetto alla candidatura del singolo sito, quella della candidatura seriale, ancor di più se transnazionale». Ovviamente questi siti devono rispondere a una serie di requisiti d'integrità, autenticità, conservazione e presentare un preciso piano di gestione. In questi giorni l'Italia sta predisponendo il modello per la proposta di candidatura del sito seriale. Tale domanda dovrà essere presentata contemporaneamente anche da Croazia e Montenegro. Solo così si potrà dare formalmente avvio alla collaborazione internazionale per la redazione dei documenti di candidatura.