Marson: «Le norme? Molto da riformare» I compiti. L'ufficio doveva verificare l'attuazione dei progetti, chiedere modifiche e monitorare i cantieri L'Osservatorio ambientale del Nodo di Firenze dell'Alta velocità non c'è più dal giugno 2012. Sul sito internet del Comune si trovano tutti gli atti, i documenti, persino la mappa con gli edifici catalogati come «a rischio» per lo scavo del tunnel. Ma quelli recenti non sono dell'Osservatorio, bensì dell'Ufficio Nodo del Comune di Firenze. Ingegneri che proseguono nel monitoraggio ma che non hanno i poteri dell'Osservatorio. L'Osservatorio nasce nel 2000. L'allora sindaco Primicerio «fece una fatica della Madonna a mettere in piedi un centro di controllo come quello», ricorda chi allora gli era vicino. Erano passati da poco i lavori della Tav in Mugello, con i danni ambientali finiti anche nelle inchieste di Procura e Corte dei conti. Primicerio non voleva si ripetessero. Il lavoro dell'Osservatorio era, in quegli anni, orientato principalmente a verificare e sovraintendere l'attuazione degli accordi sui progetti Tav e capire come controllarne l'esecuzione dopo. Presieduto da un rappresentante del Comune, composto da rappresentati degli enti locali, del ministero ma anche di Rfi, aveva un limite: doveva esprimersi all'unanimità. Ma c'era la possibilità comunque di segnalare i problemi al ministero dell'ambiente. L'Osservatorio ha firmato l'ultimo parere sui progetti ad ottobre 2010. «L'abbiamo anche scritto nel parere che dovevano fare attenzione e monitoraggio precisi. Lì c'è tutto, ed era il massimo che potevamo fare per dare il massimo delle garanzie alla città ed ai suoi cittadini se ben messo in atto» dice l'ex presidente dell'organo di controllo e dirigente comunale Pietro Rubellini. Il suo nome, non rinnovato dal sindaco Matteo Renzi, non compare più in calce alle delibere dell'Osservatorio da allora. Ma i sistemi di monitoraggio per le case che si trovano sopra il tunnel furono introdotte dalla sua presidenza, sistemi già utilizzati in via Campo D'Arrigo. Così come i sifoni con pompe per la stazione che sta nascendo agli Ex Macelli, in via Circondaria: la prescrizione arrivata costò alcune decine di milioni di euro a Rfi, ma fu imposta a garanzia che il «camerone» in cemento armato, lungo oltre 44o metri, non diventasse una diga perla falda sotterranea di Firenze, facendone alzare il livello a monte e abbassandolo a valle, con possibili effetti devastanti per le abitazioni in entrambi i casi. Dopo la fase delle prescrizioni, si è passati, con l'inizio dei lavori, a quella del monitoraggio. Rubellini (dopo qualche attrito con il sindaco Renzi) viene sostituito da un altro dirigente, anzi, dal «megadirigente» Giacomo Parenti. E' la fase dei controlli, ma anche delle modifiche. Perché l'Osservatorio ha anche il ruolo di intervenire e consentire deroghe o modifiche: è stato il caso di una strada aggiuntiva per far uscire i camion dall'area di cantiere dello Scavalco a Castello, per evitare che passassero tutti dal Lippi, oppure di consentire livelli di rumore maggiori per velocizzare i lavori sempre in quel cantiere. Uno strumento di continua pressione, controllo, intervento (seppur limitato, non ha i poteri di Asl o Arpat) ma comunque fondamentale. E allora, perché il ministero non l'ha rinnovato? Da Palazzo Vecchio, ribadiscono che loro, la richiesta (anche dopo le pressioni arrivate da associazioni No Tav, consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione) l'hanno fatta. Ma il «governo tecnico» non ha ancora risposto. Certo, in Comune resta attivo l'Ufficio Nodo: l'ultimo sopralluogo è del 24 ottobre scorso, in via Circondaria. Mentre i monitoraggi su acqua e atmosfera andavano bene, mancavano i dati sulle «subsidenze», sugli effetti dello scavo per realizzare la stazione Foster. Ma l'Ufficio nodo non ha i poteri dell'Osservatorio. C'è persino il Comitato di Garanzia, con soli compiti però di comunicazione da e per i cittadini. E quindi, dopo l'inchiesta scoppiata sui lavori, viene da domandarsi perché non sia stato rinnovato l'Osservatorio, organismo che sicuramente ha elementi di innovazione sulla gestioni delle grandi opere. Commenta oggi Anna Marson, assessore al territorio regionale e tra quelli che avevano dubbi sulla Tav: «Le modalità con cui le opere pubbliche sono decise, progettate, appaltate e realizzate, e come rispondono al presupposto dell'utilità pubblica, riflettono in modo significativo il livello di civiltà di un paese e del suo governo. In Italia a questo riguardo c'è molto da riformare».
Firenze. Senza Osservatorio (e anche senza poteri)
Il riassunto è il seguente:
L'Alta Velocità Firenze - Perugia (AVFP) ha avuto un osservatorio ambientale dal 2000, che ha verificato e controllato l'attuazione dei progetti. L'osservatorio è stato creato per rispondere alle critiche sulla Tav e per garantire l'utilità pubblica. Il suo presidente, Pietro Rubellini, ha lasciato il suo ruolo nel 2012, e non è stato rinnovato dal sindaco Matteo Renzi. L'osservatorio aveva il potere di intervenire e consentire deroghe o modifiche ai progetti. Tuttavia, il ministero dell'ambiente non ha rinnovato l'organismo, e l'Ufficio Nodo del Comune di Firenze ha preso il suo posto.
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