La soprintendente: così ho difeso la Fortezza e gli alberi. Senza accontentarmi «Sono vista come un elemento di disturbo. Rallentare le opere a volte è una garanzia» Alessandra Marino è a casa. Uno dei pochi sabati passati in famiglia. Non è difficile, infatti, trovarla in ufficio anche nel week end. Secondo gli investigatori, mentre gli indagati dell'inchiesta Tav facevano «gioco di squadra» per taroccare controlli, materiali e stoccaggio in modo illecito, hanno incontrato alcuni «nemici». Marino, soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici di Firenze, Prato e Pistoia, era una di quelli. Come ci si sente a essere definita «nemico» in questa vicenda? «Sono abituata a essere vissuta come elemento di disturbo, la persona che pone obiezioni e chiede miglioramenti: induce sempre fastidio, vuol dire complicazioni. Ma è il mio lavoro». A distanza di 14 anni dall'approvazione del progetto Tav di Firenze, scoppia l'inchiesta: viene da domandarsi se i controlli siano sufficienti. «Quando nel '99 fu approvata l'opera, il ministero pose una clausola: non recare danno alla Fortezza da Basso. Era una indicazione sacrosanta ma generale. Per questo abbiamo chiesto, in modo molto articolato, elementi di monitoraggio e prevenzione, in parte già contenuti nel progetto in essere . Compresi i rilevi fatti col laser e gps. «Esatto. Abbiamo ritenuto non sufficiente il "testimoniale di stato" proposto dalla aziende: ha valenza di carattere civile per capire se le eventuali lesioni sono dipese dai lavori. Quello che abbiamo chiesto è di monitorare e capire se ci sono livelli di vibrazione e cedimenti del terreno per intervenire in tempo e fermarsi». Cioè quei parametri contenuti nelle prescrizioni dell'Osservatorio ambientale del Nodo di Firenze. «Ho chiesto la massima attenzione per essere certi che in fase esecutiva non ci fossero intercettazioni delle fondazioni della Fortezza, comunque non previste nel progetto esecutivo. E abbiamo ottenuto un progetto di compensation grouting (perforazioni preliminari che consentono, in caso di necessità durante la trivellazione, di effettuare getti di masse espansive per evitare cedimenti durante gli scavi, ndr) meno invasivo di quello originariamente previsto. A differenza del primo progetto, non c'è l'abbattimento di alcun albero». Al netto dei comportamenti illeciti, se una comunità decide un'opera, vorrebbero vederla realizzata. Invece... «Faccio fatica a dire cosa manca sul piano dei controlli e degli aspetti geotecnici, sullo smaltimento delle terre: sono procedure che non mi competono. Il ministero per i beni culturali, competente per l'autorizzazione su opere di carattere nazionale, ha dato via libera con prescrizioni che cercavano di limitare al massimo l'impatto sul paesaggio. Se l'opera si è interrotta è anche in relazione a problematiche di carattere diverso. Ma la prevenzione è fondamentale: per questo è stato costituto l'Osservatorio. Un diverso compensation grouting e il monitoraggio furono a suo tempo richiesti, prima del 2010, dall'Osservatorio. La politica del controllo preventivo va perseguita». Da una parte società di ingegneria, dall'altra gli uffici della sovrintendenza: una disparità di mezzi tecnici ed umani evidente. «Non c'è ombra di dubbio: ma sugli aspetti ingegneristici si è sempre fatta confusione. Le nostre competenze me le prendo tutte: ma riguardano il danno sulla vegetazione, sul paesaggio, l'impatto su una struttura. La valutazione di quella che è l'entità di cedimento di una trivellazione non compete a noi, né tecnicamente né giuridicamente. A noi fa fede quello che attesta il ministero dell'ambiente. Se il ministero attesta che quel tipo di lavoro ha cedimenti inferiori a quelli di legge, ha assolto le sue competenze». Resta la vox populi, a volte ripresa anche da amministratori fiorentini: la soprintendenza blocca tutti i lavori... «Ma non in questa circostanza. A volte qualcuno dice: meno male che c'è la soprintendenza. Ma 999 volte su mille la vedono come un intralcio. Due facce della stessa medaglia. A volte blocchiamo scempi e si parla di rallentamenti. La burocrazia va semplificata, l'importante è la sostanza non la forma. Alcuni rallentamenti però rappresentano forma e sostanza: rallentare qualcosa per avere il tempo di approfondire prima di partire e avere una certezza superiore». Lei è favorevole o contraria al sottoattraversamento di Firenze? «Sono il soprintendente di Firenze, c'è un progetto approvato dal ministero e il mio compito è far sì che sia eseguito senza danni a beni culturali e paesaggio. Ci deve essere coerenza nell'attività delle amministrazioni».