È LA plurisecolare Nonna Quercia di Castelvetro Piacentino venti metri di altezza, quattro la circonferenza del tronco e trentacinque il diametro della chioma il simbolo dell'opposizione di migliaia di cittadini alla realizzazione del terzo ponte sul Po, bretella destinata a compromettere centinaia di ettari incontaminati. Dal tentativo di rialzare l'antica Quercia delle Cento Pecore di Scorrano, piegata da una tempesta nel 2008, prese corpo la rete di giovani del Salento in battaglia contro eolico e fotovoltaico a terra, mentre a Roma, l'anno seguente, un intero quartiere lottò per la Quercia del Quadraro, uccisa da scavi abusivi. Eppure i nostri alberi, persino quei patriarchi monumentali, grandiosi, così più a lungo di noi testimoni della Storia, non sono protetti che da insufficienti norme locali. A dicembre, finito il Governo, si è arenato un progetto di legge nazionale (già approvato in Senato) sulla tutela di alberi monumentali e verde urbano. «Urge una normativa unitaria, aiuterebbe anche il nostro impegno di salvaguardia, oggi confortato solo da alcune leggi regionali, provinciali o comunali» dice Enrico Pompei, vice questore aggiunto del Corpo Forestale dello Stato cui si deve nel 1982 il primo, importante censimento dei patriarchi italiani e responsabile dell'inventario forestale nazionale. Così il millenario Castagno dei Cento Cavalli alle pendici dell'Etna (tanti erano i destrieri al seguito di Isabella d'Inghilterra, sposa di Federico II, che durante una burrasca trovarono riparo sotto le sue leggendarie fronde), i Cipressi di Bolgheri cantati dal Carducci, il Pino dell'Aspromonte accanto al quale Garibaldi fu ferito, S'Ozzastru ovvero l'Olivastro di Santo Baltolu di Carana in Sardegna, i seicenteschi platani di Villa Borghese a Roma, non godono di considerazione nazionale se non, talvolta, nei criteri paesaggistici del Codice Urbani. «Qualche regione, come l'Emilia Romagna e l'Abruzzo, ha effettuato censimenti arborei in autonomia», spiega Pompei ma non sono previsti fondi specifici statali per preservare un patrimonio irripetibile, minacciato da stravolgimenti climatici e nuovi parassiti: «In Sicilia e lungo tutto il Litorale Tirrenico, a causa del punteruolo rosso, sono state tagliate migliaia di palme monumentali. Intanto il tarlo asiatico attacca le latifoglie dei parchi lombardi e romani, mentre la cinese mosca del castagno devasta i grandi castagneti dell'Appennino. «Per fortuna negli ultimi vent'anni i boschi italiani sono aumentati di due milioni di ettari, ricolonizzando in modo naturale zone agricole abbandonate; si stimano così 10 milioni e 400mila ettari complessivi di foreste, mentre gli alberi sarebbero circa 12 miliardi. Non troppi, considerando quanti vengono distrutti da nevicate anoma-le, incendi (tremendi nel 2003, 2007 e 2012), nonché dall'implacabile avanzata del cemento. È disattesa quasi ovunque la legge Rutelli, che vuole la piantumazione di un albero per ogni neonato, mentre «i nostri migliori enti pubblici locali destinano al verde meno dell'1 per cento del bilancio, contro il 2-3 per cento del nord Europa », dice Gianmichele Cirulli, presidente della Sia - Società italiana di arboricultura onlus e responsabile delle Alberate di Torino, un modello di gestione ambientale nel panorama nazionale, mentre Roma ancora non dispone di un Regolamento del verde urbano. Ricorda Luciana Marinangeli, scrittrice e presidente dell'Associazione l'Alberata: «Negli alberi antichi, stabili e rasserenanti per la stessa capacità di sopravviverci, dimorano centinaia di piccoli animali». «Senza legge nazionale continueremo a perdere esemplari come la Quercia del Quadraro, era la farnia più grande del Lazio; rimarremo impotenti dinnanzi a sfregi come le ferite inflitte da mezzi meccanici alla stupenda pseudosughera del cimitero di Sezze: costruiscono accanto alle sue radici », avvisa Antimo Palumbo, storico degli alberi. «La gente ama sempre di più gli alberi, l'ignoranza è politica; conservo il comunicato di un gruppo di senatori, citavano come esempio da salvaguardare la celebre Quercia del Tasso. Peccato sia morta nel 1842, colpita da un fulmine». È viva e combatte, invece, la Quercia Vallonea di San Sebastiano a Galatina, malgrado un incendio domato dai cittadini, contrari alla realizzazione di una strada provinciale prevista a pochi metri dal fusto. «L'Orto Botanico di Lecce si è unito alla richiesta di un vincolo », racconta Oreste Caroppo, portavoce dei battaglieri comitati: «Intorno al patriarca è stato realizzato un cerchio magico di pietre: siamo i suoi custodi».
Da Nonna Quercia al Pino di Garibaldi gli alberi millenari che rischiano di sparire. Minacciati dall'uomo e da nuovi parassiti: "Serve una legge nazionale"
La legge nazionale sulla tutela di alberi monumentali e verde urbano è stata presentata al Parlamento, ma non è stata ancora approvata. I giovani del Salento e di altre regioni hanno iniziato a lottare contro la realizzazione di piantagioni di eolico e fotovoltaico a terra, che minacciano centinaia di ettari di terreno incontaminato. Alcuni alberi monumentali, come la Quercia delle Cento Pecore di Scorrano e la Quercia del Quadraro a Roma, sono stati danneggiati o uccisi da scavi abusivi o incendi.
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