Zita dai magistrati: era nel mirino del gruppo finito ora sotto inchiesta IL DIRIGENTE regionale Fabio Zita è stato sentito ieri mattina in procura dai pm che si occupano dell'indagine sul cantiere dell'alta velocità. Zita era il responsabile dell'ufficio Via (valutazione d'impatto ambientale) che con il suo lavoro portò all'approvazione di una delibera dell'aprile 2011 in base alla quale gli scarti del lavoro di scavo di Monna Luisa andavano considerati rifiuti speciali da discarica e non semplici rocce da utilizzare per un ripristino ambientale. In quel modo l'avvio della maxi fresa è stato stoppato, visto che si pensava di portare gli scarti a Cavriglia, in attesa del decreto ministeriale poi arrivato nel settembre del 2012 ed entrato in vigore il 6 ottobre. Quel provvedimento modificava la legislazione in materia di rifiuti e considerava il materiale estratto dalle gallerie come un sottoprodotto e non più un rifiuto. Quell'atto ha di fatto azzerato la delibera regionale rendendo possibile il trasporto delle terre e dando così un primo via libera ai lavori in attesa dell'autorizzazione definitiva dei ministeri dell'Ambiente e delle Infrastrutture, che è arrivata proprio nei giorni in cui è scoppiata l'inchiesta, con i sequestri e le perquisizioni, che ha bloccato tutto. Ieri Zita ha ricostruito il suo ruolo di fronte ai pm e agli uomini dei carabinieri del Ros, che si occupano delle indagini. Non senza polemiche, nel giugno scorso è stato trasferito dall'ufficio Via ad un altro incarico, oggi è responsabile dell'ufficio paesaggistico della Regione. Durante il suo incarico all'ufficio, ha firmato anche una relazione in cui venivano espresse perplessità sul progetto di stoccare nell'ex cava di Santa Barbara a Cavriglia e Figline (Arezzo) i materiali prodotti dallo scavo per il sottoattraversamento fiorentino, ritenendo che fossero da classificare come rifiuti speciali. Da lì partì la delibera che fece arrabbiare le aziende incaricate dei lavori. Una sistemazione del genere per i resti del lavoro sarebbe stata più comoda e meno dispendiosa. Ieri non erano ancora stati presentati ricorsi o richieste di dissequestro dopo i sigilli alla trivella, la Monna Lisa, e ai materiali destinati al rivestimento delle gallerie apposti su richiesta dei pm. Gli indagati sono 31, fra dirigenti di Italferr e Rfi, delle ditte che hanno vinto l'appalto e funzionati dei ministeri dell'ambiente e delle infrastrutture e delle autorità di vigilanza. Il senatore Carlo Giovanardi (Pdl) ha chiesto al governo se «Coopsette e altri colossi cooperativi che, come testimoniato dai rapporti della Commissione antimafia, hanno avuto rapporti di contiguità con ditte collegate alla criminalità organizzata abbiano a loro volta avuto l'interdizione antimafia ed il rifiuto di iscrizione alla white list». Giovanardi cita anche il lavoro della procura di Firenze. «Secondo gli inquirenti, il trasporto dei rifiuti veniva addirittura gestita da una azienda, la Veca Sud, "strettamente legata" al clan camorristico dei casalesi».