Beni culturali. Intervista al direttore degli archivi storici siciliani: «Un patrimonio di valore enorme, in testa Firenze, poi Roma e Palermo. La Ragioneria dello Stato li ha valutati 151 miliardi» Tony Zermo Quanto valgono i libri e i documenti conservati negli archivi di Stato? La Ragioneria generale li ha valutati in 151 miliardi e sorprende sapere che il più ricco è l'Archivio di Stato di Firenze con un valore stimato in 20 miliardi e 24 milioni di euro. Seguono l'Archivio centrale dello Stato con 9 miliardi e 42 milioni, mentre al terzo posto si colloca l'Archivio di Palermo con una valutazione di 8 miliardi e 527 milioni. Ma come si stimano questi eccezionali reperti librari? Qual è il criterio di valutazione? Lo abbiamo chiesto al dottor Claudio Torrisi, direttore degli Archivi storici di Palermo e di Catania, e soprintendente degli archivi storici di Sicilia (dice di rappresentare un esempio di «spending review», cioè «fai tre lavori con un solo stipendio»). Innanzitutto occorre sapere che gli archivi sono stati divisi in gruppi: beni storici, artistici, demo-etno-antropologici, paleontologici, librari e archivistici. «La valutazione di questi beni - dice Torrisi - risale al decreto ministeriale del 18 aprile 2002 che si occupò anche della cartolarizzazione dei beni dello Stato fissando i criteri per la loro valutazione. Per la prima volta abbiamo avuto imposto la valutazione, perché prima si registrava l'esistenza di un libro, ma non il suo valore». Vuol dire che in una libreria si può conoscere il valore dei libri in essa contenuti, anche perché c'è un prezzo di copertina, mentre in un archivio no? E come s'è fatto ad attribuire a un libro il suo valore, data la varietà di date, di autori e di argomenti? «Non potevamo che valutare i libri a metraggio, dando un valore di 5.164 euro per ogni metro lineare, così era scritto nel decreto ministeriale. I libri sono messi negli scaffali ed è abbastanza facile misurarli. Tuttavia è consentito apprezzare l'epoca dei libri, lo stato di conservazione e quindi andare in su e in giù nella valutazione. Nel decreto esiste anche una indicazione di valori: ad esempio un manoscritto del XII secolo, che è rarissimo, varrebbe 154.937 euro. Chiaramente sono valori puramente virtuali perché non producono reddito». Cosa sono questi libri rari, gli incunaboli? «No, gli incunaboli sono del XIV secolo e quindi successivi al XII secolo per cui valgono un po' di meno». Come mai gli archivi storici di Palermo valgono più di 8 miliardi e mezzo? «E' comprensibile perché sono 50 chilometri di carte. Considerato che ci sono un bel po' di chilometri di documenti del 1300 e del 1400 che fanno scattare in su il valore si arriva agli 8 miliardi. Anche l'archivio storico di Catania ha documenti preziosi come quelli dei Benedettini i cui beni furono incorporati dallo Stato nel 1866». Ma se quei libri valgono così tanto non potrebbero essere obiettivo dei ladri d'arte? «Indubbiamente, ma nella nuova sede ritengo di poter stare tranquillo e anche nella nuova c'è una condizione soddisfacente. Tra l'altro sarebbe molto difficile vendere quelle carte rare». Quali sono le due sedi dell'Archivio storico di Palermo? «La vecchia sede è quella di Santa Maria degli Angeli detta della Gancia che ancora esiste, la nuova è a Santa Maria della catena, che in realtà era la sede originaria, già nel 1814 cominciava a raccogliere le prime carte». Archivi a parte, è valutabile il valore dei musei, delle opere in essi contenuti? Sono valutabili i teatri all'aperto e i palazzi storici? «Non è il mio settore, ma il decreto ministeriale del 2002 prescrive di compilare una scheda per ogni pezzo contenuto nel museo attribuendogli il valore, da rivalutare secondo valori Istat. E tuttavia non c'è una pietra di paragone, ci si può orientare sulla base d'asta di alcuni pezzi pregiati». Ad esempio, si può desumere il valore della dea di Morgantina che trent'anni addietro fu vendita per 18 milioni di dollari e oggi potrebbe valere teoricamente 50 milioni di euro. Ma come si fa a valutare il teatro antico di Taormina, o quello di Siracusa, oppure quello di Palazzolo Acreide? Con cosa si può fare il paragone? «Credo che non sia possibile. Certamente il patrimonio culturale della Sicilia ha un valore enorme, ma non è quantificabile se non per larga approssimazione, anche se i musei hanno le schede dei loro reperti con a fianco il valore presunto. Anche le aree vincolate sono importanti - come mi ha ricordato il soprintendente regionale di Palermo, Gullo -, ma ancora non abbiamo dato loro alcun valore». 20012013
SICILIA - Valgono miliardi le carte dei nostri archivi storici
Il direttore degli archivi storici siciliani, Claudio Torrisi, spiega come vengono valutati i beni culturali. Gli archivi sono stati divisi in gruppi e valutati utilizzando il decreto ministeriale del 2002. I libri vengono valutati in base alla loro epoca, stato di conservazione e valore. Gli incunaboli, ad esempio, valgono meno dei manoscritti del XII secolo. L'Archivio di Stato di Firenze ha un valore stimato di 20 miliardi e 24 milioni di euro, seguito dall'Archivio centrale dello Stato con 9 miliardi e 42 milioni. L'Archivio di Palermo ha un valore stimato di 8 miliardi e 527 milioni.
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