Gabriella Belli della Fondazione Musei: preoccupata per la tenuta del turismo «Sono preoccupata, ma non per la tenuta di Palazzo Ducale, quanto per quella del turismo culturale a Venezia. La leggera diminuzione di visitatori che abbiamo subito nei nostri musei e in particolare al Ducale è una diretta conseguenza dell'andamento dell'ultima stagione turistica. Teniamo inoltre conto che è mancato lo scorso anno il trascinamento della Biennale Arti Visive, che ha un peso notevole anche per noi». Così Gabriella Belli, direttore della Fondazione Musei Civici, commenta il bilancio dei visitatori dei musei civici veneziani nel 2012 pubblicato ieri dal nostro giornale e che vede appunto una flessione di quelli di Palazzo Ducale e in generale, sia pure più lieve, dell'intero sistema, anche se gli incassi tengono, grazie all'aumento del biglietto, deciso nel febbraio scorso. C'è chi attribuisce proprio all'aumento del biglietto la diminuzione dei visitatori di Palazzo Ducale. «Non credo che sia così, perché è stato fatto anche nell'ottica di offrire ai visitatori più possibilità di accessi ai musei, "spalmando" l'offerta più ampiamente sul sistema, che è quello che cerchiamo di fare perché non può essere concentrato tutto sul Ducale e l'area marciana». Però musei come Ca' Pesaro e anche Ca' Rezzonico continuano a soffrire sul piano delle presenze. «Per questo stiamo concentrando gli sforzi in questa direzione, in particolare su Ca' Pesaro, con il ripensamento della sua collezione e dell'intero percorso di visita. Ma si sta cercando di dare una nuova identità anche a musei come Palazzo Mocenigo, ora sottoposto a un restyling e arricchito anche della nuova sezione dedicata al profumo». E Palazzo Fortuny, che resta un gioiello del sistema? «Per Palazzo Fortuny sta emergendo un progetto di grande qualità e interesse e devo ringraziare l'architetto Daniela Ferretti, che lo guida per la sua collaborazione e sintonia con esso. Quest'anno ospiterà la collezione personale di un grande artista come Antoni Tapies - che ci permetterà tra l'altro di trovare fondi per portare avanti i restauri del museo - e la linea su cui vogliamo muoverci è quello di trovare una nuova identità al Fortuny legata appunto al collezionismo, più che proporre solo periodicamente una serie di mostre di arte contemporanea. Si comincia con Tapies per andare avanti con altre collezioni private presenti a livello internazionale». Ci sono polemiche sul nuovo statuto della fondazione, anche perché il suo ruolo, trasformandola in direttore artistico, sembra toglierle molte funzioni operative e di controllo. «Premesso che le modifiche statutarie sono state decise prima del mio arrivo alla fondazione e io le ho già trovate predisposte, personalmente non ritengo sia così. Continuerò a fare esattamente lo stesso lavoro che faccio, con una razionalizzazione del sistema, potendo anche occuparmi di più della programmazione e dei rapporti internazionali con altri musei. È vero che al Mart di Rovereto facevo anche il direttore operativo, occupandomi anche di bilancio e personale, ma era una realtà più piccola questa. Non mi sento pertanto sminuita nel mio lavoro, che sarà comunque in stretta collaborazione con i dirigenti della fondazione». Fa un po' specie la qualifica di direttore artistico «Ma c'è di fatto anche in altri grandi musei internazionali, come il Louvre o la Tate di Londra, perché non esiste un direttore che si occupi di tutto, c'è sempre uno staff al suo fianco. L'importante è continuare a lavorare come sempre».