Occasionissima: Reggia borbonica, tra le più belle d'Europa, con 15 e passa ettari in dotazione, impiantati 300 anni fa a pineta e bosco, più museo agricolo annesso (la mozzarella è nata qui e qui sono stati pensati i regi lagni), più vari affreschi e arredi di notevole prestigio, è in vendita a soli 10-15 milioni di euro. Pochissimo, meno di una palazzina di media fattura a Roma o Milano. La Reggia, in passato completamente ristrutturata con i soldi dello Stato, è stata messa in vendita tramite asta Il motivo è presto detto: Il proprietario del reale sito, il Consorzio del Basso Volturno, è in bancarotta (mostra un indebitamento nei confronti del Banco di Napoli). Avvisi per il compratore: ci sono delle criticità, come si dice in gergo. La Reggia è tenuta sotto sorveglianza da volontari della protezione civile, durante gli orari diurni e di ufficio. Di notte la polizia privata compie, pare, e a detta di molti, quattro perlustrazioni di controllo. Il costo di questa protezione si aggira su molte migliaia di euro al mese, e tuttavia, più volte nel corso del tempo sono arrivati camion che con grande facilità hanno portato via tutto quello che hanno potuto portare. Comprese decine colonne di marmo di buon peso e fattura, portate via al calar delle tenebre, e con pochi sforzi. È da annotare che l'accesso alla Reggia è negato a curiosi, visitatori e giornalisti, ma a quanto pare è molto facile scavalcare e rubacchiare qui e là. Dunque gli arredi e gli interni sono in degrado. Siccome a poca distanza della Reggia si trova una discarica, l'odore mellifluo sovrasta il real sito. Agli atti, in favore del compratore, si aggiunge una breve cronistoria della vicenda. Bassolino a suo tempo decise di pagare i debiti e acquisire la Reggia di Carditello (per trasformarla in un polo universitario), stipulando un mutuo di tre anni in modo da dare questi benedetti nove milioni di euro al Banco di Napoli. Il mutuo nemmeno si è acceso perché il nuovo governatore Caldoro aveva altre idee sul sito, dunque il vecchio progetto si è arenato e si è ancora in attesa di capire se esiste un piano B. Dopo varie vicende, promesse regionali e provinciali, appelli accorati di associazioni, dopo l'interessamento di sindaci e volenterosi, si è dovuto constatare che non solo il piano A e quello B sono lettera morta, ma che ai rappresentati politici e a una buona fetta della popolazione non importa nulla di questa Reggia. Alle parole, ai vanti borbonici, alle accese e fatate dichiarazione di orgoglio etnico non corrispondono mai fatti concreti, cioè progetti a termine, il cui effetto, nel bene e nel male possa almeno essere misurabile e sottoposto a giudizio. E' da sottolineare che, quando si è proposta una cordata di vari comuni per salvare, tramite auto tassazione, la Reggia di Carditello e salvarla da eventuali speculazioni, solo 6 comuni hanno aderito all'appello, e tutti e sei erano in provincia di Salerno. Quelli casertani hanno altro a cui pensare. Ora, per l'ennesima volta l'asta è andata deserta, dunque non si trova nessun grande o medio gruppo disposto a tirare 10-15 (miseri) milioni di euro e comprare questa Reggia che a detta di tutti è trai più prestigiosi monumenti borbonici in Europa Un gruppo che investa su ricerca e sperimentazione e faccia diventare il sito un museo, o un centro innovativo che fornisca nuova linfa al territorio. Un gruppo che non si vanti di essere classe dirigente illuminata ma magnanimamente lo dimostri. Considerata la suddetta cronistoria, il sospetto lecito o infame esiste. Siamo di fronte a una strategia per abbassare il prezzo e visto il totale silenzio della politica e il disprezzo mostrato da più parti nei confronti del bene si avanza una preoccupazione: prima o poi il real sito troverà un compratore, il quale trasformerà la Reggia in un bene privato, esclusivo e non inclusivo, e noi tutti, a cose fatte, diremo amaramente: vabbè, tanto stava crollando, quindi meglio adesso che come stava prima.