Trentino: costi del personale in crescita, calo di visitatori 4, 5 Sono i milioni di euro in più che la Provincia ha dovuto pagare nel 2012 rispetto al 2011 per le spese del personale dei quattro musei provinciali 8,9 è la percentuale di contrazione dei visitatori al Buonconsiglio di Trento dal 2010 al 2011. II Mart neI primo semestre del 2012 ha staccato solo 105.256 biglietti La cultura non si fa con la calcolatrice in mano o con la bilancia. Nemmeno in tempi di crisi. Biblioteche, mostre, soprattutto sedi nicchia odi ricerca, si accompagnano spesso con il segno meno, eppure sono un ingrediente fondamentale per irrobustire il capitale umano di un territorio. Se però ai conti «ballerini» si affiancano anche aumenti importanti nei costi di personale e visitatori in picchiata come sta accadendo in Trentino, forse un ragionamento merita di essere fatto. Anche in tempi di crisi. I dati parlano chiaro: nella risposta a un'interrogazione del consigliere provinciale di Trento della Lega Nord Alessandro Savoi, l'assessore alla cultura Franco Panizza rivela dati poco confortanti. I costi del personale del museo Castello del Buonconsiglio sono passati da 2.242.310 del 2011 a 3.162.827 del 2012 con 167 lavoratori a tempo pieno, di cui 44 a tempo indeterminato e 10 a tempo parziale (dati del bilancio di previsione). Incremento ancora maggiore ha fatto registrare il Museo delle scienze, i cui costi sono aumentati da 2.910.393 a 4.257.730 euro con 93 lavoratori a tempo pieno (58 a tempo indeterminato) e 68 part time. Più leggero l'incremento del Mart, che passa da 2.803.919 a 2.945.000 euro (130 i lavoratori stipendiati a tempo pieno di cui 35 a tempo indeterminato e 15 a tempo parziale) e del Museo degli usi e costumi della gente trentina da 712.111 a 794.063 euro (14 dipendenti a tempo pieno di cui 12 contratti indeterminati e 11 part time). In totale un incremento annuo di quasi 4,5 milioni di euro. Cifra che stride con i dati sui visitatori che sono, seppure in linea con il trend nazionale, in calo. I visitatori del Mart che nel 2011 avevano toccato quota 376.212, nel primo semestre 2012 erano fermi a 105.256. Anche volendo ipotizzare un secondo semestre brillante, difficilmente si può immaginare che si arrivi a pareggiare il dato 2011. E del resto gli altri musei non hanno dimostrato di andare meglio. I dati pubblicati un mese fa sull'annuario statistico 2011 del capoluogo trentino avevano messo in luce una crisi generalizzata del settore. Nel dettaglio, nel 2011 veniva confermato il calo dei visitatori nei musei cittadini, che passava da 282.429 del 2010 a 264.154 dello scorso anno, con una diminuzione del 6,5. «Un trend si legge nel documento condizionato dall'organizzazione di mostre». Le varie strutture sono state colpite in modo diverso: -8,2 al Castello del Buonconsiglio, -8,4 alla Galleria Civica, addirittura -24,2 al Museo di scienze. Crescevano invece, in controtendenza, il Museo storico e il Sass. Ma a diminuire, lo scorso anno, sono state anche le manifestazioni (-15,6), gli ingressi (-3,7) e la spesa al botteghino (-10,2). Nel calo dei cinema, emerge il successo del film Che bella giornata, proiezione più vista con 14.102 ingressi. Segno meno, ancora, per il Centro Santa Chiara: in calo le giornate di spettacolo e le presenze (-16,5). E così per le biblioteche, dove diminuivano le presenze (-3,4) e i prestiti (-1,3). Insomma un quadro a tinte fosche che si incupisce ulteriormente alla luce della benzina immessa dall'ente provincia nel motore della macchina museale e del venire meno, almeno per il momento, della nascita dell'ente museale del Trentino (la proposta era contenuta in un articolo della Finanziaria, poi stralciato in seguito a un acceso dibattito consiliare e fra i dipendenti dei musei, ndr), da cui l'assessore sperava di attingere ossigeno in vista degli ulteriori tagli previsti al bilancio 2013. La spesa corrente della cultura calerà infatti ulteriormente nel bilancio 2013 del 7,8. In valori assoluti significa 2,145 milioni in meno. Una decrescita che, ricordava per altro Panizza, andava di pari passo con l'aumento dei fondi destinati al Muse (stanziati a parte) che passano da 2,164 milioni nel 2012 a 4,32 milioni nel 2013. Qualcosa si recupererà, come ricordava l'assessore, mettendo mano ai cartelloni: «Dovremo fare selezione degli eventi. Ma il calo delle mostre inevitabilmente porterà a un calo degli ingressi e delle entrate; sarà difficile». Un cane che dunque, come dimostrano anche i dati arrivati ieri, continua irrimediabilmente a mordersi la coda si devono ridimensionare gli eventi espositivi ma, così facendo, si limitano le entrate proprie, quelle derivate essenzialmente dai biglietti.