L'ex presidente del FAI, ora candidata con il Professore, spiega perché i beni culturali sono stati trascurati. Ma promette un cambio di passo con la collaborazione tra pubblico e privato Stiamo vivendo quella che forse è la campagna elettorale più confusa nella storia della Repubblica italiana. Si dice tutto e il contrario di tutto. Su Libero di ieri Luca Nannipieri si scagliava contro il governo Monti perché non ha fatto (né prevede di fare) alcunché per la cultura, se non favorire l'immobilismo infrastrutturale dicendo stop alla cementificazione. Allo stesso tempo, Giulia Rodano, dell'Italia dei Valori, accusa Monti di cementificare l'Italia in quanto non ha fatto nulla per rispettare i vincoli ambientali e paesaggistici. «In realtà il governo Monti ha dovuto privilegiare le gravi emergenze economiche per affrontare le quali era stato creato, trascurando l'ambito culturale. È importante sottolineare questa premessa la difficoltà del momento in cui ha operato». A parlare è Ilaria Borletti Buitoni, imprenditrice attiva da sempre in ambito culturale e presidentessa del FAI dal 2009 a qualche giorno fa. Dopo essere stata scelta da Mario Monti come capolista per la sua lista civica nella circoscrizione Lombardia 1, Ilaria Borletti si è dimessa dalla presidenza del FAI. «Credo di aver fatto una scelta completamente folle. Ho buttato per aria la mia vita. Ma credo che se uno non ci mette la faccia è inutile poi che si lamenti. Non si può negare che lo stato dei beni culturali in Italia è catastrofico. Da cinque anni non si fa manutenzione, il paesaggio è assalito da una cementificazione selvaggia che il codice dei beni culturali non riesce a fermare. Non credo di essere drammatica se affermo che in Italia, in quanto a tutela dei beni culturali e del paesaggio, siamo dieci anni indietro rispetto ad altri Paesi europei. Sono convinta che un Paese che distrugge il proprio patrimonio culturale è un Paese incivile. Tanto più in Italia, dove chi viene in visita non cerca solo la pizza e il sole, ma vuole entrare in un museo in qualunque orario». Lorenzo Ornaghi, ministro uscente dei Beni culturali, è accusato di non aver fatto molto. E poi, diciamolo, era stata una scelta davvero "tecnica" assegnare quel dicastero a un esperto di sistemi economici e politici globali? «È innegabile che il ministro Ornaghi non ha legami specifici con i beni culturali, ma si tratta pur sempre del rettore dell'Università Cattolica, quindi un uomo con una spiccata sensibilità culturale. Ornaghi ha dovuto agire all'interno di una situazione difficilissima, in un contesto punitivo con fondi tagliati del 30, con i musei che non hanno i soldi per cambiare le lampadine. Non si può pretendere di risolvere i problemi dei beni culturali, peggiorati nel corso degli ultimi 12 anni, nel giro di pochi mesi. Servono anni, servono misure come la detassazione dei contributi per il mantenimento del patrimonio culturale. Azioni impossibili in un momento di emergenza dei conti pubblici. Ornaghi ha cercato di reperire risorse altrove, per esempio con i fondi del CIPE destinati a progetti come la Grande Brera». La Grande Brera, il terzo settore, l'intervento dei privati. Tutte cose contro cui si scaglia Salvatore Settis, con cui lei ha lavorato all'interno del FAI, e che ora si dichiara allibito della sua liaison politica con Monti che permette la privatizzazione del patrimonio pubblico. L'intervento dei privati è davvero il demonio? «lo auspico e ritengo necessaria la collaborazione tra pubblico e privato. Altrimenti non conosceremo mai una rinascita. Il professor Settis è una delle menti più lucide d'Italia quando si parla di cultura, però io mi permetto di contrapporre alla sua visione le esperienze della mia vita. lo ho vissuto in Inghilterra e lì ho visto forme di collaborazione tra pubblico e privato che non intervengono né sulla tutela né sulla proprietà del bene, ma ne favoriscono la gestione e la valorizzazione. Credo che Settis abbia ragione nell'essere cauto, non si deve mercificare il patrimonio culturale. Ma oggi in Italia non c'è alternativa al ricorso ai privati. Quello che non si fa mai è un distinguo necessario. Ci sono privati da evitare, quelli che magari metterebbero un'auto a motore acceso nell'Ara Pacis. Poi ci sono privati come il FAI o le cooperative, nati per tutelare il patrimonio culturale. Il terzo settore è una risorsa per il Paese». Appassionata e decisa, lei ha sorpreso tutti con la sua scelta. Ma sa a cosa andrà incontro? Non è solo il carico di lavoro, la lotta con i soldi che mancheranno, ma anche tanta ottusità da parte di molti deputati che la pensano come gli habitués del Bar Sport: la cultura è qualcosa di secondario e in fondo inutile... «E' purtroppo vero. Ma una società che abbia politici attenti alla cultura deve essere una società che ama la cultura sino dai tempi della scuola. Ecco perché l'aumento delle ore dedicate alla storia dell'arte è un obiettivo importante. La scarsissima attenzione di molti nostri politici all'ambito culturale è un errore. lo ho visto alle manifestazioni del FAI centinaia di migliaia di persone entusiaste. La migliore dimostrazione di come il bisogno di cultura sia molto più diffuso di quanto i politici immaginino». L'AFFONDO Su «Libero» di ieri Luca Nannipieri ha attaccato, come recitava il titolo del suo pezzo, «le tristi idee sulla cultura di Monti e Bersani», mettendo in rilievo il disastro in arrivo in caso di un governo del Professore o della sinistra (o di entrambi). E di certo, ampliando il discorso a ogni forza politica in campo, durante la campagna elettorale finora di cultura, ricerca e patrimonio artistico, non si è parlato affatto. LA REPLICA Oggi, sempre su «Libero», arriva la risposta di Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente del FAI, chiamata direttamente in causa, insieme all'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, da Nannipieri.
Intervista a Ilaria Borletti Buitoni. Sistemati i conti, la cultura sarà una priorità
Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente del FAI, ha spiegato perché i beni culturali in Italia sono stati trascurati. Ha affermato che lo stato dei beni culturali in Italia è catastrofico e che il paesaggio è stato assalito da una cementificazione selvaggia. Ha anche accusato il ministro uscente dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, di non aver fatto molto per tutelare i beni culturali. Ha promesso di cambiare passo con la collaborazione tra pubblico e privato. Ha anche difeso l'intervento dei privati nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale, ma ha anche sottolineato l'importanza di evitare la mercificazione del patrimonio culturale.
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