Francesco Gurrieri pubblica per la prima volta in Italia "Leggi di Fiesole" il libretto dello studioso inglese che fissò le regole estetiche del Grand Tour nella Toscana romantica Nella folta legione anglobecera di artisti ed intellettuali che da John Milton in poi fecero del Grand Tour e di Firenze un obbligo, John Ruskin ha un posto davvero speciale. Come testimonia Mattinate fiorentine, uno dei più noti volumi della sua enciclopedica bibliografia. Cui fanno ora degno compendio le fin qui inedite Leggi di Fiesole (Alfani) pubblicate da Francesco Gurrieri, architetto, docente di Restauro dei monumenti e da anni cultore di Ruskin. Un libriccino, se paragonato ad esempio ai cinque volumi dei Modern Painters, ma cruciale nel cristallizzare i cardini dell'estetica di Ruskin: amore per realtà e natura, ragione e disciplina, chiarezza del linguaggio, cognizione del limite, la modernissima necessità di «una certa oscurità» nella definizione delle regole che rendono etica ed estatica l'esperienza estetica. Letterato, storico di arte e architettura, gran teorico del restauro, disegnatore e acquarellista dotato, sociologo e instancabile filantropo, geologo, botanico, ornitologo, didatta, studioso di economia politica, e, ambientalista ante litteram, persino meteorologo, Ruskin nacque a Londra nel 1819 dalla ricchissima e religiosissima famiglia di un mercante di vini. Laureatosi a Oxford in letteratura inglese, Ruskin svilupperà da solo, grazie ad agi, viaggi ed una sensibilità estrema, un sapere che ne farà un mito seppur controverso della cultura europea da metà Ottocento alla Grande Guerra: «Le Pietre di Veneziae Mattinate fiorentine spiega Gurrieri saranno a lungo per anglosassoni e tedeschi la bibbia del viaggio in Italia: anche Le Corbusier e Lloyd Wright visiteranno Firenze coi suoi testi in mano». Fu Ruskin, una sorta di ultrà del Romanticismo: valga fra tutte, la sua non negoziabile teorizzazione della intangibilità di un monumento pur bisognoso di restauro. Per quel campione dell'età vittoriana, allevato nel mito di Byron e Walter Scott, amico di Lewis Carroll, profeta e teoreta dei languidi Preraffaelliti così come dell'immenso Turner, di cui fu grande amico ed esegeta, il monumento cadente andava accompagnato alla fine senza alcun accanimento terapeutico. Un sodale, dunque, del «rovinismo» in voga all'epoca, il cui motto era «plus belle que la beaute, c'est la ruine de la beaute». Nei suoi Grand Tour Ruskin fu in Toscana e a Firenze quattro volte, sempre a lungo: 1840, 1845, 1872 e 1882. È nel 1872 che s'innamora di Fiesole e in particolare della Badia, intonsa dai modernismi urbanistici di Firenze capitale, e riporta in patria appunti scritti e visivi coi quali svilupperà le Leggi. «Ruskin non amava il Rinascimento riprende Gurrieri di Firenze lo attraggono arte e architettura gotiche, mito profondo del Romanticismo. L'"apostolo della bellezza" ammirato da Oscar Wilde, il "profeta dei Primitivi", vive in alberghi e dedica monasticamente gran parte del suo tempo a visitare e documentare, in seguito da pioniere anche con la fotografia, opere d'arte, architettura e paesaggi. Frequentò i colti e facoltosi anglobeceri, Horne, Temple Leader, Loeser, come lui attratti dalle vestigia del passato della città e respinti invece dai costumi poco nobili dei suoi nuovi abitanti: prova ne sia il suo invito a vincere con una buona mancia le abituali resistenze a farla visitare del custode della Cappella Pazzi. Quella che Ruskin va cercando è la città monumentale sfuggita agli interventi del Poggi, con la quale sviluppa, grazie alla sua cultura d'impronta leonardesca e alla particolare sensibilità, una confidenza profonda che la sua abile mano trasforma in testimonianze di opere e luoghi destinati a sparire. Inoltre, se in Toscana nascono le prime leggi per la tutela del paesaggio, le cui istanze vengono accolte nella prima legge sui lavori pubblici promulgata dal Parlamento nazionale nel 1865, lo si deve anche a lui che per primo sollevò la questione e favorì la nascita del mito anglosassone del Valdarno. Così come si deve a lui la sintesi fra teoria e filosofia della bellezza che, nelle Leggi, diventa decisiva premessa alla imminente autonomia disciplinare dell'estetica».