DIVENTERÀ un monumento, l'albero Falcone di via Notarbartolo. Senza il parere della Soprintendenza non potrà essere tagliato neanche un ramo. Il Ficus sarà bene culturale. NON erano trascorsi neanche cinque mesi dalla morte di Giovanni Falcone, e il capo condominio dello stabile di via Notarbartolo dove aveva vissuto il giudice scriveva: «L'ingresso del palazzo è diventato una tomba, questa vergogna deve finire». La "vergogna" era l'albero che sorge davanti casa Falcone, il ficus macrophilla ancora oggi ricoperto da centinaia di messaggi. Le parole di quel capo condominio non potranno essere più ripetute: la Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo ha dato inizio al procedimento che porterà a dichiarare bene culturale l'Albero Falcone. Vuol dire che d'ora in poi non potrà essere tagliato neanche un ramo al ficus senza il permesso della Soprintendenza. E chi lo danneggerà, commetterà un reato. Un primo atto è stato già notificato al condominio di via Notarbartolo e al Comune di Palermo, per eventuali osservazioni. Il documento porta la firma del soprintendente Gaetano Gullo e della responsabile dell'unità operativa per i beni etno-antropologici, Selima Giorgia Giuliano. «L'Albero Falcone è scritto nella motivazione del provvedimento è un albero sacro con gli anni assurto a simbolo delle stragi mafiose, testimonianza e ricordo commosso dei tanti che non vogliono dimenticare e arrendersi alla ferocia mafiosa». E ancora: «L'Albero Falcone può ben dirsi elaborazione inconscia dell'archetipo dell'Albero Cosmico, ed è meta di persone non solo il 23 maggio quando si celebra l'anniversario della strage di Capaci ma durante tutto l'anno». La Soprintendenza ricorda che sul tronco dell'albero sono posti anche i messaggi di tre presidenti della Repubblica, custoditi dentro buste di plastica. Dice il Soprintendente Gullo: «L'Albero Falcone incarna la memoria collettiva della lotta alla mafia e la sua salvaguardia ha una forte valenza simbolica». Un vincolo è stato già posto alla Casa memoria Peppino e Felicia Impastato di Cinisi. Un altro segnale arriverà presto: il soprintendente ha già avviato l'istruttoria per vincolare Portella della Ginestra. «Mi piacerebbe che altre soprintendenze seguissero l'esempio di Palermo dice Gullo tanti altri luoghi del nostro paese hanno un valore simbolico e andrebbero tutelati». Qualche anno fa, mandarono una pattuglia della Forestale per tutelare l'Albero Falcone. Poi, un giorno, quando la scorta non c'era più, scomparvero tutti i biglietti dal Ficus. E si urlò all'attentato. Ma quello era solo il gesto di una piccola signora vagabonda, che passando da via Notarbartolo aveva avuto una strana reazione e aveva spogliato l'albero di tutti i suoi segni antimafia. Forse anche lei, a modo suo, aveva voluto tutelare l'Albero Falcone: magari dall'antimafia che a volte rischia di diventare retorica.