Il grattacielo più alto del Campanile di San Marco che Cardin vuole innalzare scatena una battaglia senza confini. I francesi: «Venezia minacciata» Troppo bella, troppo unica, troppo Venezia: una città talmente stanca da riuscire a farsi prendere in giro senza opporre resistenza. È triste dover parlare ancora di lei come una regina decaduta che si fa sedurre da chiunque pur di restare a galla. Eppure lo si deve fare di nuovo, aggiungendo un altro capitolo di confusione (e di assurdità) alla storia, appena iniziata ma già infinita, di un progetto talmente ambizioso da sembrare irreale. Si tratta del Palais Lumière, il grattacielo alto due volte e mezzo il Campanile di San Marco, e composto da tre torri, che lo stilista trevigiano Pierre Cardin vuole costruire a Marghera sulla base di un progetto realizzato dal nipote Rodrigo Basilicati. Per lo stilista veneto naturalizzato francese, questa mega opera di 250 metri - visibile in lontananza da ogni angolo di Venezia - vuole essere molte cose: un omaggio alla sua terra d'origine, il trampolino di lancio per la riqualificazione della triste Marghera, un'opportunità imperdibile per creare migliaia di posti di lavoro con le attività commerciali e ricreative che il Palais ospiterebbe nei suoi 65 piani abitabili, dotati di appartamenti extra-lusso che farebbero gola ai super-ricchi. Irrealizzabile, dannosa per l'ambiente, invadente e fuori luogo lo è invece per la stragrande maggioranza dei cittadini veneziani; per oltre quattrocento intellettuali di tutto il mondo che hanno chiesto a Napolitano di esprimersi sul progetto (cosa che non il Presidente non ha fatto); per l'autorevole Accademie des Iscriptions e Belles Lettre di Parigi, che si dice «vivamente preoccupata per le minacce che pendono su Venezia e la sua laguna»; e per chi la definisce un «ecomostro» e «una nuova Dubai in riva alla laguna», come lo storico dell'arte Salvatore Settis, che sul tema è intervenuto di recente in un articolo pubblicato su "La Repubblica". Di mezzo ci sono tanti quattrini: il miliardo e mezzo che il novantenne Cardin ha dichiarato di mettere di tasca sua per realizzare il grattacielo, i milioni promessi per il risanamento dell'area industriale e quelli con cui patrocinerebbe rassegne artistiche. Ma quelli più attesi sotto Natale erano, tuttavia, i venti milioni per l'acquisto dei terreni che Cardin avrebbe dovuto versare al Comune, che ne necessitava come l'aria per rientrare nel patto di stabilità. Dovevano essere il frutto tanto atteso, e mai arrivato, dell'accordo raggiunto, a suon di contestazioni e polemiche, fra il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e lo stilista, in barba al vincolo di le e, tirato in ballo dal ministero dell'Ambiente a fine novembre, che vieta di costruire a trecento metri dal mare. Orsoni - che Settis ha aspramente criticato descrivendone l'entrata nella storia della Serenissima «come un seguace non dei Dogi, ma dei barbari» - ha firmato questo patto invano, perché i soldi non sono arrivati e il patto di stabilità del Comune di Venezia si è salvato in extremis grazie alla Legge speciale. Secondo Cardine il nipote-architetto Rodrigo Basificati la colpa è da attribuire in primis alle lungaggini burocratiche, che hanno impedito alle banche di sbloccare l'erogazione del denaro, e in secundis al giudizio discrezionale della Soprintendenza che, raffreddati gli slanci di entusiasmo iniziali, potrebbe mettere i bastoni fra le ruote all'accordo di programma. Dopo una decisione tanto contestata, lo stesso sindaco di Venezia si è dichiarato apertamente «deluso da Cardin», che a Venezia ha fatto promesse da zio d'America tutt'altro che facili da mantenere, chiedendo con fretta urgenza il nulla osta del Comune per poi non riuscire a rispettare i patti stipulati. A pagare il danno di queste indecisioni sono i cittadini di Marghera e di Venezia, in perenne attesa di un rilancio intelligente, sociale e ambientale ancor prima che economico, del loro territorio, delicato, fragile, ma ancora agguerrito nel difendersi dall'euforia di progetti "seducenti" ma di dubbia utilità. Tre torri, teatri e shopping per la "Dubai" della laguna Il Palais Lumière, nel progetto da un miliardo e mezzo voluto dallo stilista novantenne Pierre Cardin e proposto alla città di Venezia, è un vero e proprio Palazzo città, con un basamento circolare, fronte laguna, pensato per ospitare un centro commerciale, un grande centro congressi, un monumentale teatro auditorium da 7mila posti e 10 sale cinematografiche. Da questa base partono tre torri di altezza diversa: la torre A raggiunge un'altezza di 250.5 metri, con un massimo di 65 piani abitabili; la torre B è, da progetto, di 225.60 metri per 58 piani e la torre C arriva a 209.8 metri e 54 piani. L'intero edificio, che qualcuno ha già definito «una nuova Dubai» in riva alla laguna, è collegato tramite sei dischi distanti tra loro quaranta metri mentre tre colonne di ascensori panoramici permettono l'accesso diretto ai dischi, destinati principalmente ad attività di tipo commerciale e ricreativo. Il progetto prevede anche il recupero e la riqualificazione di un'ampia area, intorno al Palais Lumière, per circa 19 ettari, attraverso la dismissione degli edifici presenti in stato di degrado, la bonifica dei suoli e delle acque inquinate dalle precedenti attività industriali e la creazione di un grande parco che metta in comunicazione Mestre e Marghera. L'area in questione è stata pensata con lo sviluppo delle seguenti facilities: una piscina coperta con una capienza di 2.500 persone; 17 abitazioni a forma di satellite per attività collettive; due fermate di linea tranviaria; una piazzaparco sopraelevato; alcuni parcheggi coperti sotto la piazzaparco e un parcheggio multipiano già esistente per un totale di circa 4.500 posti auto. Le contestazioni da parte della cittadinanza e dell'ambiente intellettuale riguardano la possibilità che questo enorme grattacielo, definito la torre Eiffel italiana, possa diventare una cattedrale nel deserto a esclusiva soddisfazione di chi la vuole realizzare. II Palais Lumière, che lo stilista trevigiano Pierre Cardin vuole costruire in una zona industriale di Marghera, è pensato per restare sempre illuminato e ospitare attività commerciali e ricreative. Costo: circa 1,5 miliardi di euro Il palazzo della luce, alto due volte e mezzo il Campanile di San Marco, è costituito da tre torri: la prima è alta 250.5 metri, con un massimo di 65 piani abitabili; la seconda tocca 1225.6 metri per 58 piani e la terza arriva a 209.8 metri e 54 piani. L'area attorno all'immenso grattacielo di Cardin avrebbe una piscina coperta con capienza di 2500 persone; 17 abitazioni a forma di satellite per attività collettive; due fermate di linea tranviaria e una piazzaparco sopraelevato