Le orribili toppe grigie, che servirono a coprire alcune scritte offensive su sei colonne del monumento, non sono ancora state cancellate dal Comune LIVORNO Niente è più definitivo del provvisorio: questa regola non scritta e tipicamente italica sta avendo puntuale applicazione anche da noi trovando un esempio assai interessante - e poco edificante - nella facciata del Cisternone che, dopo quasi quattro anni, vede ancora sei delle sue otto colonne pitturate con vistose patacche grigio-azzurro che, ovviamente, stridono con la colorazione ocra del monumento. Era infatti il novembre del 2009 quando nel corso di una manifestazione di protesta furono tracciate sul colonnato dello storico edificio alcune scritte ingiuriose rivolte ad un personaggio politico di rilievo nazionale. Su sollecitazione delle autorità di pubblica sicurezza l'amministrazione comunale provvide a farle subito ricoprire: il guaio è che nell'urgenza gli incaricati, a quanto pare, misero mano al primo barattolo di tinta che capitò loro a tiro col risultato tuttora ben visibile, mentre il relativo contenzioso poi scaturito dalla vicenda (la manutenzione del monumento spetta al Comune o all'Asa?) sembra si sia risolto in un nulla di fatto. Va ricordato inoltre che durante la medesima manifestazione fu pure appeso al Cisterone uno striscione piantando dei lunghi chiodi sulle colonne (anch'essi tuttora ben visibili) della Gran Conserva. Risale quindi al febbraio-marzo del 2012 il transennamento del colonnato per la caduta di frammenti lapidei: un episodio in cui, appunto, non mancò un rimpallo fra Comune (proprietario del fabbricato) ed Asa (ente gestore) per l'accollo delle spese d'intervento. Le transenne furono tolte nel maggio seguente dopo la rimozione delle parti di arenaria in fase di distacco ed avere accertato la stabilità del magnifico edificio ottocentesco progettato da Pasquale Poccianti. Sta di fatto che anno dopo anno le toppe colorate sono sempre lì in bella mostra ed intanto la zona corticale delle colonne presenta di nuovo rigonfiamenti e sbriciolamenti. All'epoca del restauro complessivo, eseguito dall'Aas fra il 1992 ed il 2000, fu infatti impiegato un apposito prodotto per consolidare la pietra arenaria: solo che il trattamento andrebbe ripetuto ogni cinque anni. Cosa che a quanto pare non sarebbe avvenuta. L'attesa è ora per il pronunciamento della Soprintendenza sul da farsi. E nel frattempo i livornesi e i turisti in transito dovranno continuare a vedere lo sfregio di quella tinta grigio sulle colonne di uno dei pochi monumenti cittadini. Così vanno le cose dalle nostre parti... Roberto Riu