PISA Servono un finanziamento e un progetto; e soprattutto un piano di gestione. Non poco. Per il Teatro Rossi, funzionante fino al 1966, poi al centro di alterne vicende, il cammino verso la completa riapertura resta tutt'altro che agevole. C'è comunque un punto di partenza. La Sovrintendenza locale inserirà il teatro di piazza Carrara nella programmazione triennale chiedendo uno specifico finanziamento alla direzione regionale (che a sua volta busserà al ministero dei Beni culturali). La richiesta partirà la prossima settimana: per rimettere del tutto in sesto il Rossi sul piano strutturale servirà, secondo stime non nuovissime, una cifra tra i 7 ed i 10 milioni di euro. L'obiettivo intanto è quello di ottenere qualcosa per avviare un primo lotto. La vicenda del teatro, che venne inaugurato il 18 maggio 1771, è tornata alla ribalta in questi giorni dopo un incontro della terza commissione consiliare con il direttore dei musei nazionali di Palazzo Reale e San Matteo, Dario Matteoni, alla presenza dell'assessore alla cultura Silvia Panichi e di una delegazione degli occupanti dello stesso teatro (dallo scorso settembre). C'erano il presidente della commissione cultura Luigi Branchitta, i consiglieri Mirella Bronzini (Pdl), Massimo Balzi (Fli), Roberta Luperini (Libertà e Futuro), Francesco Monceri, Marco Monaco, Marco Bani e Maria Chiara De Neri (tutti Pd). Peraltro una mozione urgente sulla situazione del teatro, firmata dai consiglieri di Sel Carlo Scaramuzzino e Sandro Modafferi, è iscritta all'ordine del giorno del consiglio comunale di oggi. «Occorrono ingenti risorse per recuperare questo teatro: non sarà una strada semplice e immediata, ma non possiamo non intraprenderla», ha detto Matteoni. «L'edificio - aggiunge - non ha problemi di staticità, ma continua a non disporre dell'agibilità: tutta la parte dei palchi non è sicura. Il teatro va considerato in corso di restauro, un cantiere aperto». Le cronache del tempo riferiscono che per la costruzione del Rossi furono sufficienti un anno e 27 giorni. Per circa due secoli è stato teatro, è il caso di dirlo, di cultura, storia e vicende cittadine. Con il piano di recupero e di emergenza della Soprintendenza, avviato nel 2005, era stato arrestato il degrado delle strutture ed avviato un percorso di ricostruzione. Il processo si è fermato per mancanza di fondi. «Il recupero del teatro Rossi - dice l'assessore Silvia Panichi - sta a cuore a tutti e nel corso degli anni non si è mai tralasciato di richiamare l'attenzione sul progetto di restauro. Si riteneva una bella opportunità quella di restituire a Pisa uno spazio teatrale da 400 posti per spettacoli di musica, di ballo, di prosa più sperimentale, che si perdono in un teatro da 850 posti come il Verdi». Secondo l'assessore «si può aprire un dibattito su una serie di interventi graduali, che diano, in tempi brevi, la possibilità di un utilizzo parziale del Rossi, con una connotazione di laboratorio teatrale collegato ad esperienze analoghe in altre città». Con una nota interviene anche la presidente del consiglio comunale, Titina Maccioni, per la quale «il teatro Rossi deve tornare a vivere. E' un bene prezioso di cui i pisani non possono fare a meno».