Troppo spesso dimentichiamo il passato. Se da un lato le nostre città italiane fanno emergere testimonianze di epoche che si avvicendano senza soluzione di continuità, dall'altro siamo sempre più analfabeti nell'interpretare la loro storia. Pensiamo solo al loro impianto urbanistico. Se molte città hanno una fondazione romana con la struttura a scacchiera del castrum, dell'accampamento militare, la loro conformazione ha poi seguito uno sviluppo le cui origini sono solo raramente ricordate: la venerazione delle reliquie dei santi. La città si aggrega attorno al centro della propria fede, ai luoghi nei quali le reliquie sono conservate. Il castrum è modificato con potenti elementi simbolici. La città si riconosce attorno a un corpo, alla santità di un testimone. Così accade per sant'Ambrogio a Milano, san Marco a Venezia, san Gennaro a Napoli... Il luogo in cui le reliquie sono custodite diventano il simbolo dell'identità stessa della città. Le reliquie definiscono lo spazio in cui una comunità prega, si riunisce, fa festa. Tutta la città ne è santificata, trasformandosi nella prefigurazione della Gerusalemme celeste, destinata ad accogliere tutti i popoli della terra. L'universo cittadino si ritrova in questo modo attorno a un centro, senza il quale la sua vita perderebbe significato. Il cuore della città pulsa attorno al proprio santo. La città è costruita sulla memoria. Di fronte alla città moderna avvertiamo invece un senso di disagio e di frustrazione. Si parla oggi di frammentazione, di perdita di orizzonti di senso, di assenza di punti di riferimenti. Sei simboli del passato sembrano dimenticati, il vuoto si diffonde spazzando via ogni cosa. È sufficiente percorrere le nostre periferie urbane e chiedersi come l'antica città italiana dal secondo dopoguerra sia stata così in poco tempo svilita e abbruttita. Le perifene di Roma, di Napoli odi Palermo appaiono nate dall'incapacità di intervenire sul territorio con progetti che ne giustifichino il senso. Se il paesaggio rurale - quando non è stato abbandonato - ha subito attacchi barbarici che ne hanno stravolto il senso, dall'altro la città ha subito una espansione senza freni, per lo più a macchia d'olio, in un accumulo infinito di parti. Una città diffusa abbandonata a se stessa, senza i servizi fondamentali, infrastrutture, ha sostituito un paesaggio antropico, frutto di secoli di storia. La città si è espansa tentacolarmente, come un mostro che si dirama disordinatamente in tutte le direzioni. Grazie a una classe politica corrotta e connivente, l'edilizia pubblica e quella privata hanno agito indisturbate dagli anni sessanta all'insegna della speculazione, dell'abbruttimento e della distruzione. Del non senso. Le periferie moderne si presentano oggi senza simboli, identità, memoria. Periferie dormitorio. Periferie insensate di fronte alle quali anche la retorica fascista impallidisce... Periferie prive di centro, anonime, che sgretolano l'identità collettiva. Oppure si è agito con interventi che hanno suscitato forti dubbi e perplessità. Pensiamo solo al quartiere Zen di Palermo - mai terminato - o al Corviale e a Tor Bella Monaca di Roma o a Scampia di Napoli, luoghi divenuti sinonimo di degrado sociale e di alienazione, ghetti che hanno favorito emarginazione, violenza, teppismo. Perché bisogna risalire alle esperienze urbanistiche olivettiane degli anni cinquanta per trovare qualcosa di significativo dal punto di vista della qualità progettuale? E invece di fermarci in questa corsa sfrenata alla cementificazione, continuiamo ancora oggi a costruire con le stesse modalità del passato, in un atto di suicidio collettivo. E distruggiamo il territorio senza pensare alla possibilità di demolireriqualificare l'esistente... Perché si prosegue a costruire quando la popolazione in Italia tende a diminuire? Se molto spesso si parla oggi di riciclaggio di denaro sporco investito in speculazioni immobiliari, perché nessuno interviene o cerca di verificare le connessioni con la malavita organizzata? Dalle periferie delle nostre città esce un grido, un urlo. Purtroppo, la memoria dei santi sembra ormai soffocata, ridotta troppo spesso a patetico folklore. Di quale idea di città ci stiamo facendo tuttavia portavoci, se abbiamo intorno a noi troppo spesso degrado e abbandono? L'uomo crea le rappresentazioni del proprio spazio secondo le speranze, le aspirazioni, i desideri del proprio tempo... Certo, i simboli di oggi potrebbero essere le torri anonime e squallide delle periferie, i grattacieli legati al potere finanziario, e... anche questi ultimi, con 1'11 settembre, si rivelano nella loro verità, vuoti e inconsistenti. Confusione, caos... Il paesaggio urbano italiano appare sempre più disumanizzato. Quale città consegneremo al futuro?