Un'urna elettorale da restituire simbolicamente in prefettura, sede del governo a Napoli, il giorno delle elezioni, il tre aprile. I lavoratori Ales in attesa di stabilizzazione (leggi assunzione dopo quindici anni da lavoratori socialmente utili), si prepararano allo sciopero del voto. Cinquecento persone che, da quindici anni, accudiscono i più prestigiosi siti archeologici, i musei, le biblioteche della Campania e che, fra dieci giorni, si riuniranno in assemblea in un albergo cittadino. Sono inquieti e proeccupati. Per loro il lavoro - affidato nel 2000 con progetti quinquennali - sta scadendo. E la loro sorte è attaccata ad un decreto annunciato in consiglio dei ministri al quale i lavoratori vorrebbero fare un'aggiunta sostanziale: l'affidamento diretto degli appalti dei progetti ad Ales. L'affidamento diretto vorrebbe dire salvare lavoratori, ai quali l'assunzione è stata promessa oltre un decennio fa, dalla lotteria della pubblica gara per riassegnare la cura e la manutenzione, ad esempio, di Pompei o della Biblioteca nazionale. Per le regole europee nulla osta che un soggetto interamente pubblico (come è il caso di Ales) abbia incarichi direttamente dal ministero dei Beni Culturali senza passare per la gara; il problema si pone, però, per i soggetti che abbiano anche una minima partecipazione privata. Per loro la gara è un obbligo. È questo il caso dei lavoratori socialmente utili che, invece di essere inquadrati nell'Ales, sono finiti nelle Ati: inquadrati in soggetti privati o a partecipazione privata. Lavorano, come i colleghi dell'Ales, nel campo della tutela dei beni culturali: ma la gestione è privata. L'idea, la proposta, è quella che il ministero dia tutti gli incarichi ad Ales e che questa riassorba gli altri lavoratori. Un obiettivo per il quale i dipendenti sono disposti a proteste, dicono, «estreme». I focolai di tensione sono tanti. C'è il caso che denuncia il sindacalista Claudio Altieri, dei dipendenti Cofathec: curano la prevenzione di furti ed incendi nei siti dei Beni culturali e la società è a partecipazione privata. «Centoventidue persone finiranno in cassa integrazione speciale a zero ore» dice. La formula consente il rientro al lavoro passata la crisi, non dovrebbe essere uno scivolo verso il licenziamento. In teoria. Perché il progetto curato da Cofathec è agli sgoccioli, scadeva al quinto anno. Ed i lavoratori sono finiti nel bussolotto della lotteria, appalti sì appalti no. «Dopo quindici anni di lavoro - dice Altieri - nessuno è disposto ad accettare la disoccupazione».
Lavoratori dell'Ales parte la mobilitazione con sciopero del voto
Un gruppo di lavoratori socialmente utili, che curano i siti archeologici, i musei e le biblioteche della Campania, si prepara a scioperare il giorno delle elezioni. I lavoratori, che hanno lavorato per quindici anni, sono inquieti e proeccitati per il futuro. Il loro lavoro è stato affidato all'azienda Ales nel 2000, ma ora il ministero dei Beni Culturali ha annunciato di affidare direttamente gli appalti ad Ales, senza passare per la gara. I lavoratori socialmente utili, invece, sono stati inquadrati nelle Ati, soggetti privati o a partecipazione privata, e devono partecipare a gare per ottenere gli incarichi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo