È iniziato ieri mattina il processo contro l'ex direttore della biblioteca dei Girolamini (nella foto sopra) Marino Massimo De Caro e quattro suoi collaboratori Alejandro Eloy Cabello, Lorena Paola Weigandt, Viktoriya Pavlovskiy e Mirko Camuri tutti accusati di peculato per la sparizione di importanti volumi antichi. E inspiegabilmente il ministero per i Beni culturali non si è costituito parte civile, né potrà più farlo nelle prossime udienze. Si è costituito invece il Comune di Napoli, a conferma delle indiscrezioni trapelate nello scorso dicembre circa la volontà del sindaco Luigi de Magistris. Per De Caro e gli altri imputati il procuratore aggiunto Giovanni Melillo e i suoi sostituti titolari dell'inchiesta, hanno ottenuto il giudizio immediato (che prevede sia saltata la fase delle indagini preliminari). La prima udienza davanti al gup della quarta sezione del Tribunale di Napoli è stata breve, giusto il tempo per la costituzione delle parti e perché i difensori di Viktoriya Pavlovskiy chiedessero che sia ascoltata come testimone Rossella Sacco, moglie di De Caro. Richiesta accolta dal giudice che ha fissato la nuova udienza per il prossimo 4 febbraio. La sparizione dei libri dalla biblioteca dei Girolamini è una vicenda che ha destato grande scalpore per lo scempio di uno dei più importanti santuari della cultura italiana fatto proprio da chi era stato messo lì per tutelare quell'inestimabile patrimonio. Molti volumi antichi sono andati persi probabilmente per sempre.