E' raro che un'attribuzione calamiti l'unanimità dei consensi; così è anche per il San Giovannino, che lo Stato ha assegnato a Caravaggio vincolandolo («Il Messaggero» lo ha riferito il 9 gennaio). Uno studioso non dei più famosi, Daniele Radini Tedeschi, scrive dicendo che, secondo lui e per altri, l'opera è di Giovanni Antonio Galli, detto lo Spadarino. «Nessun elemento stilistico, dallo sfumato alla luce diffusa, può rimandare a Cara-vaggio». Spiega: come me, la pensano altri, tra cui il fiorentino Gianni Papi, e Jean-Pierre Cuzin, già direttore al Louvre del dipartimento di pittura. Radini Tedeschi afferma che «nessun confronto tra le opere oggi conosciute da Caravaggio può essere costruito per nobilitare il dipinto che manifesta sfacciatamente evidenti analogie con l'arte dello Spadarino, peraltro eccellente pittore». ATTRIBUZIONI Galli (1585 - 1653) ha lasciato sue tele in molte chiese a Roma e nel 1617 è pagato per affreschi nella Sala Regia del Quirinale. Un suo dipinto (il Miracolo di Santa Valeria dinanzi a San Marziale) è nella Sagrestia di San Pietro; altri alla Galleria Spada a Roma e agli Uffizi. Gli ha dedicato un'ampia biografia Papi, nel 2003. Il suo tema più abituale sono gli angeli sorridenti, di cui esistono molteplici versioni. Certamente conosce e frequenta un altro importante caravaggesco, Carlo Saraceni; collabora con «Gherardo delle Notti», al secolo Gerrit Von Hontorst, pure fondamentale seguace del Merisi: lo spiegano anche i due recenti torni intitolati Caravaggeschi, percorsi e protagonisti (Skira), coordinati da Alessandro Zuccari. Giulio Mancini lo cita nella «schola» di Caravaggio, del 1620; tra le sue ultime opere, affreschi a Palazzo Madama. Attorno a lui, la critica recente ha raccolto un discreto nucleo di dipinti. Tra gli altri. e lo ricorda anche Radini Tedeschi, pure il Narciso (lo pensa pure Sgarbi), che però resta alla Galleria Borghese, attribuito al Merisi. Forse, una soluzione per il San Giovannino ricomparso potrebbe essere di sottoporlo al vaglio dei critici: ricostruire in mostra la sala a Palazzo Barberini dove è stato dal 1951 al 1958, dopo che Federico Zeri tentò di farlo acquisire dallo Stato. Ma come Caravaggio, e non come Spadarino.