«Siamo accerchiati dai condoni». Nella sala conferenze di Palazzo Massimo alle Terme la voce di Rita Paris scende come una lama nel piccolo uditorio convocato dal convegno di Italia Nostra sulla tutela del-l'Appia Antica. L'archeologa, direttrice del prestigioso museo romano che ospita la tre giorni di studi, è la responsabile archeologica del Parco dell'Appia. «Ogni giorno vengono rilasciati condoni edilizi che sanano abusi gravissimi - prosegue Rita Paris - e rimangono impuniti abusi che hanno devastato e trasformato questa delicatissima area allontanandone sempre di più la possibilità di un recupero». E ancora: «Si è già avuto occasione di sottolineare come rispetto agli impegni assunti dal piano regolatore del 1965 si sia tornati indietro al punto che oggi occorre ancora battersi per affermare l'esistenza degli "straordinari valori storici, archeologici e naturalistici" riconosciuti da quell'atto». Va avanti l'affondo dell'archeolo-ga. Ora dice: «Le vaste zone di campagna conservate ai lati dell'Appia sono ancora fortemente permeate dai caratteri dell'agro romano antico, patrimonio inestimabile della città che, nello sviluppo della città, dovevano essere salvaguardate come il più prezioso dei valori, mentre sono state aggredite senza riferimento neppure al peggiore dei piani regolatori o piani paesistici». Accorata la conclusione che riporta le parole dell'appello sottoscritto nel 1954 da una decina di personalità (da Ignazio Silone a Ugo La Malfa passando per Umberto Zanotti Bianco) contro la rovina dell'Appia e rispetto al quale c'è poco da aggiungere. «La via Appia Antica - recita il testo degli anni '50 riletto dalla Paris - forma un tutto inscradibile con la superstite campagna romana a sud di Roma, attraversata dalle vie della Caffarella, Appia Pignatelli, Ardeatina e Laurentina; l'integrità monumentale e paesistica della via Appia Antica si mantiene solo con l'integrità della campagna adiacente e qualunque nuova costruzione ne compromette irrimediabilmente il carattere che i secoli e la naturale hanno conferito». Rita Paris abbandona il microfono e spiega a margine del convegno: «II quadro in cui operiamo è sconfortante. Il Comune sta liquidando le richieste degli ultimi due condoni. Ha la sub delega dalla Regione per il vincolo paesaggistico. E così il parere su questo vincolo è del comune che a sua volta gira la pratica alla Soprintendenza per i beni architettonici. E questa soprintendenza non ci coinvolge mai, non chiede mai il nostro parere. E così non procede all'annullamento delle richieste neanche nei casi più eclatanti. Va avanti così da anni. E noi? Noi abbiamo scritto numerose lettere ai direttori generali del ministero, abbiamo chiesto riunioni, segnalato il problema. Eppure la legge di tutela prevede il nostro coinvolgimento nell'espressione del parere. Insomma, si è creato un vuoto nella nostra amministrazione». Risultato? «Sono migliaia i condoni effettuati nel territorio dell'Appia antica. La campagna è consumata da costruzioni abusive che vengono regolarizzate. Ed è paradossale; dal 1965 infatti l'Appia avrebbe dovuto essere un parco pubblico con totale inedificabilità». Rita Paris è stata più che chiara. In sala ad ascoltarla anche rappresentanti del dicastero. La sua denuncia fa impressione. Ma del resto basta andare a dare un'occhiata nel Parco dell'Appia, posseduto dall'ente solo per il 12: ville, villette, campi da tennis, circoli. Un condono dopo l'altro, escludendo il parere degli archeologi.