Fare della Guerra un'attrazione turistica? Sembra blasfemo, ma si fa, si fa. In Normandia, ad esempio, i luoghi dello sbarco alleato sono meta di milioni di visitatori ogni anno, irregimentati spesso entro precisi itinerari, con i luoghi topici da visitare, le prenotazioni alberghiere, il merchandising, tutto organizzatissimo per coniugare emozione, omaggio e business. Qualcosa del genere si sta concependo anche nel Nordest, in vista del prossimo centenario della Grande Guerra. Solo che la Normandia sta al Veneto sul versante del "turismo bellico" come i Castelli della Loira stanno alle Ville Venete: meno sostanza, ma grande organizzazione, e capacità di sfruttare al massimo qualsiasi reperto storico e artistico. Un esempio è quello dei musei della Grande Guerra, che in Francia sono specializzati, messi in rete, valorizzati, e nel nostro Nordest procedono in ordine sparso, con grandi lacune, vistose sovrapposizioni e nessuna strategia di marketing alle spalle: «Visto uno visti tutti», commenta impietosamente Marzio Favero, che guida il Comitato scientifico delle Celebrazioni del centenario. Qualche anno fa la Regione, in collaborazione con le Province di Belluno, Treviso, Venezia e Vicenza, ha commissionato alla Fondazione Mazzotti una ricerca capillare su queste strutture, destinate ad essere (assieme ai forti e alle altre memorie del conflitto) la base del recupero e della valorizzazione di un retaggio storico che (turismo a parte) costituisce un elemento fondamentale dell'identità di queste terre. Il censimento (che a meno di tre anni non è già più esaustivo) ha portato alla luce 43 realtà, suddivise tra Dolomiti bellunesi (11), Prealpi vicentine (14) Piave-Grappa-Montello (18). Solo un quarto di queste strutture si sono meritate però la definizione di "musei e collezioni di rilevante importanza", mentre la maggioranza sono state classificate "di modesta importanza": ci sono piccoli comuni come Roana, sull'Altopiano di Asiago, che ne propone ben tre, a pochi chilometri l'uno dall'altro, uno solo dei quali (nell'ex stazione di Canove, vedi sotto) di sicuro rilievo. Nelle attuali fasi preparatorie delle celebrazioni belliche si cercherà di mettere ordine in questa situazione. Favero propone ad esempio delle forme di specializzazione: «Alcuni musei diventerebbero fondamentali per documentarsi sull'intera guerra - dice - altri potrebbero invece raccontarne solo gli sviluppi locali, oppure concentrarsi su alcuni aspetti particolari: la guerra in alta quota, la guerra in mare, la medicina di guerra, la follia». «E naturalmente bisognerà avviare un serio coordinamento, fra le varie iniziative già attivate», spiega in ogni occasione il vice presidente e assessore alla cultura della Regione Veneto, Marino Zorzato. Nelle scorse settimane a Vittorio Veneto è stato presentato il Master plan per le iniziative del Centenario, che intende fare di tutto il territorio veneto un "museo diffuso". Si sta inoltre potenziando e rilanciando il portale www. ecomuseograndeguerra.it. che illustra in particolare le opere sul territorio, soprattutto quelle vicino al fronte ripristinate nel corso degli ultimi anni, in particolare sull'Altopiano di Asiago e sul Pasubio, in questo caso in collaborazione con la Provincia di Trento. E proprio il Pasubio è al centro della grande mostra di avvicinamento al centenario promossa al Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, aperta fino a novembre da martedì a domenica; sul terreno delle celebrazioni il Trentino naturalmente è più avanti di tutti: all'ultimo Salone dei Beni Culturali ad esempio è stato presentato un progetto in avanzata fase di realizzazione che permetterà con una app per smartphone o iPad di visitare alcuni fortificazioni e opere belliche ricostruite virtualmente anche con la realtà aumentata. Il Veneto intende fare invece del Museo di San Dona' di Piave il capofila della Rete museale della Regione e l'organismo di coordinamento redazionale per l'integrazione e l'implementazione dei contenuti del portale, anche se ingenti investimenti sono stati destinati al Museo di Vittorio Veneto, dove si sta realizzando a partire dalla vecchia struttura un nuovo allestimento esemplare (vedi sotto) basato non solo sui reperti bellici, ma su un vero e proprio percorso emozionale dentro l'esperienza della guerra. E il Friuli? Anche in questa Regione si stanno preparando varie iniziative, a partire dalla messa a punto del marchio e dello slogan, che sarà "Cento anni per capire". A Redipuglia sorgerà inoltre un memoriale della Grande Guerra, con oggetti provenienti non dagli archivi dello Stato ma messi a disposizione dalle famiglie. I CIMITERI MONUMENTALI In Normandia milioni di visitatori da noi Cima Grappa riduce gli orari I cimiteri monumentali all'estero sono un fiore all'occhiello: basti dire che quello americano di Colleville in Normandia richiama 1,4 milioni di visitatori l'anno. A Cima Grappa, invece, l'unico cimitero monumentale del mondo sulla vetta di una montagna, si vivono tempi grami. Indicazioni stradali e manutenzione lasciano un po' a desiderare, ma soprattutto il museo rimane chiuso nei week-end per carenza di personale (solo due militari), e anche le proiezioni che illustrano le gesta eroiche dei circa 23 mila soldati seppelliti nel cimitero si fermano alle 4 del pomeriggio. LE NUOVE STRUTTURE Vittorio Veneto, la tecnologia per vivere i combattimenti (S.F.) Pochi reperti, storicizzati, e molta tecnologia, che consenta di vivere in prima persona le emozioni del conflitto, grazie a ricostruzioni virtuali, video di grandi dimensioni, rumori di esplosioni e lamenti dei feriti: i prototipi dei nuovi musei della guerra già si possono visitare (ad esempio a Foza, sull'altopiano di Asiago), ma il top dovrebbe raggiungersi a Vittorio Veneto, dove sulle spoglie della vecchia collezione (oltre 22mila reperti) si sta realizzanto il nuovo Museo della Battaglia, grazie a un finanziamento di 3 milioni di euro ottenuto dalla Regione mettendosi in rete con Sedico, San Donà e Vicenza per fare massa critica e raggiungere la quota di 50mila visitatori richiesta dal bando. Spiega l'ing. Lorenzo Greppi, uno dei progettisti, che «il museo racconterà la vita della trincea e quella nella città occupata: intendiamo far vedere, con una full immersion del visitatore che attiverà tutte le sue facoltà sensoriali (ad esempio un pavimento sdrucciolevole, come il fon inont'!' do di una trincea), come combattevano i soldati, ma anche cosa mangiavano, come passavano il tempo, come si curavano». E anche nella seconda sezione si ricostruirà la vita sotto l'occupazione, con l'esposizione delle microstorie di violenza e umiliazione, ma anche la convivenza forzata e la propaganda. La Sala della Battaglia servirà per ricostruire il conflitto ma anche per programmare successivi itinerari tematici nel territorio.