Da Leonardo a Delacroix. Aperta il 12 dicembre la nuova struttura ha già fatto registrare oltre 150 mila visitatori LENS - In Italia sarebbe inconcepibile anche solo pensare di proporre la costruzione di una sede distaccata di un grande museo d'arte in una zona periferica deindustrializzata del territorio nazionale per rilanciarne l'economia depressa attraverso il turismo culturale. In Francia, invece, ci ha pensato addirittura il Louvre che ha realizzato un magnifico e innovativo progetto a Lens, un piccola città immersa nel desolato paesaggio nero del dismesso bacino carbonifero del Nord-Pas de Calais, quasi al confine con il Belgio. Il progetto avviato nel 2003 dal ministero della cultura (nel quadro di una politica di decentramento che ha dato vita anche alla costruzione del Pompidou-Metz per l'arte contemporanea) è stato inaugurato un mese fa e ha già avuto centocinquantamila visitatori. L'obiettivo è di raggiungere una media annuale di mezzo milione. Si può dire che la concezione «localistica» del Louvre-Lens si oppone radicalmente a quella «globalista» del Louvre-Abu Dhabi, un'operazione soprattutto molto lucrativa (sono entrati in cassa settecento milioni di euro) e culturalmente opinabile. Mentre il museo progettato nelle sabbie dell'emirato da Jean Nouvel è un lussuoso decoro di una enorme operazione speculativa immobiliare, quello di Lens, ideato dagli architetti giapponesi Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa dell'agenzia Sanaa (premio Pritzker 2010), con la collaborazione della paesaggista Catherine Mosbach, è uno straordinario intervento di trasformazione e rivalutazione estetica e culturale di un'area suburbana abbandonata, che ha ridisegnato anche la struttura urbanistica della città. La bellezza spoglia e mela n-conica dell'ondulato terreno del sito carbonifero chiuso nel 1960, di circa venti ettari, si è trasformata in quella di un parco verde, attraversato dai vecchi percorsi per il trasporto del minerale, che accoglie l'articolato complesso del museo (di ventottomila metri quadrati) sulle cui facciate si riflette il paesaggio esterno. Nella Grande Galerie, un immenso spazio completamente aperto con illuminazione naturale zenitale, è messa in scena il percorso della collezione formata da una selezione di circa duecento opere dell'Antichità, del Medio Evo e dei tempi moderni fino alla metà del XIX secolo. La presentazione è innovativa: le opere delle diverse civiltà, culture e scuole (che a Parigi si trovano in dipartimenti separati) sono disposte per fasce cronologiche una accanto all'altra in modo che si possano confrontare fra loro. Le opere resteranno a Lens per cinque anni, con un ricambio del 20 ogni anno. Per questo allestimento inaugurale il Louvre ha spostato nel nuovo museo dipinti e sculture di altissima qualità: statue egiziane e greche classiche all'arte bizantina, capolavori del Rinascimento (Perugino, Botticelli, Raffaello e Tiziano), dai dipinti di maestri del '600 e '700 (La Tour, Rubens, Poussin, Fragonard, Reynolds), chiudendo in modo spettacolare con La Libertà che guida il popolo di Delacroix. II tutto si presenta come una affascinante narrazione generale della storia dell'arte, che sicuramente facilita la lettura da parte del grande pubblico. Anche nel padiglione delle mostre temporanee l'avvio è in grande stile con una raffinata esposizione intitolata «Rinascimento. Rivoluzioni nelle arti in Europa 1400-1530», con una serie di sezioni dedicate a temi cruciali come il rapporto con la classicità, la scoperta del corpo anatomico, lo spazio prospettico, il ritratto la coscienza di essere artista. E esposto qui anche un capolavoro assoluto, la Vergine, Gesù e SantAnna di Leonardo, di recente restaurato. Da ricordare infine un altro aspetto innovativo: la possibilità di vedere anche negli spazi sotterranei i depositi delle opere e il laboratorio di restauro in azione.