«Le leggi di settore si sovrappongono e incrociano male: spesso ci dobbiamo rivolgere all' Avvocatura di Stato per una corretta interpretazione. Quando si parla di conservazione ai progettisti chiederei attenzione, quando si confrontano con le preesistenze Con questa giungla di norme si perde di vista la sostanza e la qualità del progetto». Così Carla Di Francesco, architetto, direttore dei Beni culturali dell'Emilia Romagna, riprende l'intervista rilasciata da Leopoldo Freyrie su «Progetti e Concorsi 49-502012» sui nodi critici che immobilizzano progettisti, Pa e imprese. I progettisti lamentano che burocrazia, incertezza normativa e sovrapposizione di competenze siano tra i principali elementi che rallentano le procedure, è così? Hanno ragione, in Italia c'è una forte suddivisione di ruoli, le norme si sovrappongono e si incastrano male, e ciascun ente ha parametri propri di valutazione. Anche le Pa soffrono la giungla di norme? Assolutamente, non è un problema solo dei progettisti: lavorare per compartimenti stagni, con regole settoriali è limitante. Secondo lei, perché spesso le Pa non danno seguito alle gare che aggiudicano? Quando accade, si registra uno scollamento tra input politici e tecnici. Ma ci sono anche progetti che non vengono sviluppati in modo coerente con le aspettative al punto da essere validati per l'appalto. O ancora, in Italia, soprattutto a livello locale, spesso con il cambio di Giunta si abbandonano progetti già avviati. Prevedere sanzioni per le Pa inadempienti, potrebbe essere utile? Oggi le responsabilità sui lavori pubblici sono elevatissime per i Rup che devono vali-dare i progetti. I tranelli sono infiniti: la legge è complessa e le responsabilità sono precise. La conferenza dei servizi è un nodo critico? Non è una perdita di tempo dal momento che si possono avere riuniti tutti gli interlocutori in un unico momento, forse è da evitare per progetti minori. Un'azione migliorativa quale potrebbe essere? La modulistica unica e la digitalizzazione delle Pa. Non è possibile che un professionista che vuole lavorare in un paese diverso dal proprio si debba appoggiare ad un locale per conoscere i regolamenti. Quando si paria di conservazione, i progettisti scaricano le responsabilità su lentezze e veti delle Soprintendenze, qual è il problema reale? Il restauro rientra nella grande famiglia della progettazione ma le tecniche della conservazione e del progetto attento alla preesistenza non sono patrimonio di tutti gli architetti. Ai progettisti chiederei di rispettare il tema senza applicare le regole tipiche del progetto contemporaneo: in Soprintendenza riceviamo spesso proposte non adeguate alle richieste. Altrettanto vero è che il Ministero non si deve arroccare sul tema della conservazione totale; va contemplata la possibilità di grandi trasformazioni, demolizioni parziali o della tutela: ai funzionari il compito di saper valutare il valore dei beni e di agire di conseguenza.
BOLOGNA - Di Francesco: Con la giungla di regole penalizzato anche il lavoro dei funzionari
Carla Di Francesco, architetto e direttore dei Beni culturali dell'Emilia Romagna, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo alle leggi di settore che si sovrappongono e incrociano male, rendendo difficile per i progettisti e le Pa (aziende pubbliche) interpretare e applicare le norme. Secondo Di Francesco, la burocrazia, l'incertezza normativa e la sovrapposizione di competenze sono i principali elementi che rallentano le procedure. Le Pa soffrono anch'esse la giungla di norme, e spesso non danno seguito alle gare che aggiudicano. Di Francesco suggerisce di prevedere sanzioni per le Pa inadempienti e di migliorare la modulistica unica e la digitalizzazione delle Pa.
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