Vairano, cerimonia nel monumento dell'Unità d'Italia Il governatore: fondi persi per colpa della burocrazia VAIRANO PATENORA Diciassette anni per arrivare al giudizio di primo grado nel contenzioso amministrativo con la Soprintendenza ai beni storici e architettonici e i proprietari di Taverna Catena, il luogo che fece da teatro all'incontro tra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi, nel territorio di Vairano Patenora. Diciassette anni per dichiarare illegittima la sanatoria accordata per un abuso edilizio compiuto nel corso di lavori di ristrutturazione dell'immobile. Sei anni più di quanto occorse ha tenuto a precisare il giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo - per realizzare l'Unità d'Italia. Ieri, nell'auditorium parrocchiale a pochi metri da Taverna Catena, si è tornato a parlare di come preservare la memoria dell'antico fabbricato in occasione della presentazione del libro «La riscoperta della Patria» del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Peluffo. Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania, ha invocato una legge nazionale per poter semplificare le procedure e acquisire il bene storico: «Noi possiamo tamponare, ma non risolvere questi problemi solo con le nostre forze. Io sono pronto a un intervento straordinario - ha annunciato il governatore - e la strada da percorrere è quella dell'acquisizione del bene. Forse non c'è consapevolezza che questi luoghi della Storia conservano un valore che va al di là dei diritti dei singoli». Rizzo ha ricordato a Caldoro che «non ha senso, dinanzi a questi casi, ripetere di avere le mani legate. Il gioco a rimpiattino non vale più. Quello di Taverna Catena è un problema che va risolto in dieci minuti. Così come la reggia di Carditello, una sorta di Venaria Reale dei Borbone, dalla quale sono stati portati via affreschi e pavimenti; o palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere, dove la guarnigione borbonica si arrese a Garibaldi e che versa in condizioni pietose. Noi italiani non sappiamo neanche quando è nata l'Unità. Il 17 marzo 1861. Negli altri paesi si festeggia per giorni. Persino in Ghana il compleanno dello Stato viene celebrato per tre giorni di seguito. Qui abbiamo le piramidi di ecoballe a guardia di Carditello. Abbiamo 12oo fra strade e piazze intitolate a Garibaldi in ogni città, ma poi ci dimentichiamo di Taverna Catena, della culla dell'Unità d'Italia». Il senatore del Pdl, Carlo Sarro, che come avvocato ha assistito il Comune di Vairano nel giudizio davanti al Tar Campania, ha riferito che su Taverna Catena ha scritto «lettere e chiesto l'interessamento di tutti i ministri della cultura dell'attuale legislatura, senza ricevere mai una risposta». Insomma, la cultura resta negletta non solo a causa dell'indifferenza popolare, ma anche per l'insensibilità istituzionale. Del resto, quale paese può consentirsi la distrazione, senza che nulla accada, di veder disimpegnati ben 33,3 milioni di euro di fondi europei relativi al programma sugli attrattori culturali e sul turismo? Finanziamenti, si badi bene, che sono venuti meno soprattutto ai giacimenti mai valorizzati del Mezzogiorno. «Procedure lunghe e una governance insostenibile per complessità - ha spiegato Caldoro - hanno reso quasi ingestibile il programma per gli attrattori culturali. Ma ora si è fatto un grande passo in avanti, grazie allo sforzo compiuto nel 2011, con in testa Raffaele Fitto, il quale riportò alla centralità ministeriale la gestione dei fondi, sottraendoli alle sei autorità gestionali che si erano avvicendate. Oggi si presenta il rischio del definanziamento sugli obiettivi raggiunti. Tuttavia si può recuperare un po' di terreno. Lo abbiamo fatto per Pompei. E con il ministro Fabrizio Barca abbiamo riprogrammato interventi su Napoli, per circa 30 milioni di euro, per palazzo reale, castel Sant'Elmo, Capodimonte, i siti di Baia e per la reggia di Caserta. Si potrebbe incoraggiare uno sforzo in più per acquisire Carditello, dato che il ministero della cultura può esercitare il diritto di prelazione dopo che le aste, finora, sono andate tutte deserte. Con un programma di valorizzazione del sito, sarebbe possibile ricorrere ai fondi strutturali». Nella speranza che, stavolta, non vengano dimenticati.