Viliani, neodirettore del museo, parte con gli incontri sui linguaggi della contemporaneità Il ciclo S'inaugura con Ugo Nespolo che analizza la parola «oggetto». Poi Gephart Il museo come catalizzatore di attenzioni, come organismo relazionale di coinvolgimento. Per avvicinare le persone all'arte in maniera non intimidatoria. Questo l'intento di «Madrescenza», nuova piattaforma di ricerca e mediazione dei linguaggi del contemporaneo del Madre: un'esperienza di conoscenza per approfondire ed elaborare il rapporto tra arte, pensiero e quotidianità. L'iniziativa si apre domani con «Sei parole per l'arte», un ciclo di incontri pubblici con artisti ed intellettuali contemporanei curato da Maurizio Ferraris e LabOnt (laboratorio di ontologia dell'Università di Torino): l'appuntamento è per le 18 con la parola «oggetto» che sarà analizzata insieme ad Ugo Nespolo, tra i più importanti artisti italiani contemporanei, autore di opere che guardando alla pop-art e al neodadaismo affrontano il rapporto ludico tra arte e immagine. Protagonisti degli altri incontri saranno Werner Gephart («senso», il 4 febbraio), Mauro Covacich («emozione», il 4 marzo), Valerio Adami («stile», i125 marzo), Giorgio Vasta («documento», il 15 aprile) e Mimmo Paladino («bellezza», i16 maggio). Ad illustrare l'iniziativa è il neo direttore del museo di via Settembrini Andrea Villani, nominato a fine dicembre ed entrato in carica lunedì scorso. «Per ciascun incontro è stata scelta una parola che ha la possibilità di dirci qualcosa sull'arte oggi - sottolinea - Si parte dalla riflessione che l'arte è qualcosa di cui ci occupiamo tutti anche quando pensiamo di non farlo. L'arte pervade la vita di ogni giorno e questo progetto punta a mettere in evidenza la familiarità che tutti noi abbiamo con essa. Un'arte intesa, però, non come intimidazione ma come qualcosa di divertente». Ad ogni incontro, in programma sempre di lunedì, seguirà (il mercoledì successivo) un seminario di approfondimento con gli studenti curato da Davide Dal Sasso e Vincenzo Santarcangelo. Parole, dunque. Che creano una continuità tra il mondo dell'arte e la sfera della vita quotidiana. «Si può parlare di sforzo di avvicinamento naturale all'arte - dice ancora Viliani - La parola che mi colpisce di più? Bellezza, perché evoca una sensazione complessa ed è quella che le mette insieme tutte. Ma anche la prima, "oggetto", è molto interessante perché rimanda a suoni, azioni, gesti. La verità è che queste parole sono legate tra loro, si richiamano tutte l'una con l'altra». «Sei parole per l'arte» rappresenta il primo passo di «Madreescenza», ricco programma di attività di approfondimento delle tematiche del contemporaneo attraverso incontri, seminari, conferenze e laboratori. «E un'iniziativa già impostata precedentemente alla mia nomina - sottolinea il neo direttore - che riflette però alcune delle linee di indirizzo che ho proposto. Esiste una consonanza molto precisa con la filosofia del Madre anche in futuro. Un titolo forte, che identifica il museo e la conoscenza, con lo spazio museale che diventa luogo di condivisione e partecipazione attiva». Un museo che pensa, dunque, e si pone delle domande insieme al proprio pubblico. «Si tratta di un progetto di alta divulgazione - aggiunge Viliani - che mira a sottolineare la familiarità dell'arte con altre forme di sapere del mondo contemporaneo. Per capire quali sono le domande importanti e per provare a trovare le risposte. Attraverso la conoscenza possiamo infatti affrontare, capire e vivere meglio il mondo che ci circonda. Per questo coinvolgeremo tutte le istituzioni che vorranno essere coinvolte. Per fare del museo una sorta di intellettuale pubblico». Con questo bel carico di responsabilità, «Madreescenza» prende dunque il via domani pomeriggio nella sede del museo. «Nel corso dell'ultimo secolo - evidenzia Maurizio Ferraris, curatore del ciclo - si è creata grande distanza tra arte e persone. Come se l'arte fosse qualcosa di indecifrabile. È importante riavvicinare le persone all'arte in maniera non intimidatoria. Un'opera è innanzitutto una cosa ed esaminandola si può capire molto di essa. E per gustarla appieno è necessario ritrovare la continuità tra il mondo degli oggetti di tutti i giorni e quello dell'arte».