Il divorzio. Loiero rompe con Lombardo: «Sono ancorato ai valori del centrosinistra» Mario Barresi Catania. Tesi: «Il governo Crocetta ha già dato importanti segnali di rottura di vecchi meccanismi che hanno portato quasi alla distruzione della Sicilia». Antitesi: «Tutti gli sforzi rischiano di essere vanificati dalla vicinanza di aspiranti pupari sospinti da vecchie logiche». Sintesi: «Il presidente della Regione deve liberarsi da parassiti e cattivi pseudo-consigliori, ma deve anche superare le contraddizioni e l'assillo dell'emergenza quotidiana e mettere in pratica un "business plan" annuale per la Sicilia. Dodici mesi di tempo per evitare uno sfascio che altrimenti sarà definitivo». Tesi, antitesi e sintesi sono firmate da Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, che - per la prima volta dall'insediamento di Rosario Crocetta - parla a ruota libera dei temi di politica regionale. Presidente Montante, qual è il suo giudizio sui primi due mesi di governo Crocetta? «Dal punto di vista formale sono passati poco più di sessanta giorni dall'insediamento, ma fra tempi tecnici iniziali e festività varie, di fatto c'è stato poco più di un mese di lavoro effettivo. Troppo poco per un giudizio approfondito, ma abbastanza per notare i primi importanti segnali di discontinuità con vecchie logiche che hanno portato l'isola alla soglia della distruzione». A quali segnali si riferisce, in concreto? «Alla tendenza di rottura, consolidata sin dai primi giorni, con alcuni costi fissi impressionanti e inutili, ma anche con una chiara lotta contro il clientelismo, la sottocultura politica e imprenditoriale, ma anche contro la malaburocrazia, nonostante la malafede di qualche dirigente che sta accanto a dirigenti virtuosi e perbene». Allora si tratta di una promozione a pieni voti del nuovo governo regionale? «Questo è il punto di partenza, ma non si devono ripetere gli errori compiuti a livello nazionale. Non bastano la riduzione degli sprechi e la spending review su base siciliana. È come un padre di famiglia che guarda al bilancio di casa sua: se guadagna mille euro al mese e ha costi fissi per duemila, deve sì ridurre le spese, ma deve anche rimboccarsi le maniche per trovare nuove risorse, facendo gli straordinari o un secondo lavoro. Adesso alla Sicilia serve uno scatto in più, per progettare e creare sviluppo, così come avviene in Paesi come la Cina e il Brasile, ma anche così come stanno facendo nostri vicini di casa come la Tunisia o il Marocco, dove mi sono recato di recente, protagonista di una pianificazione industriale, lungimirante e selettiva, che andrebbe osservata e magari imitata». E quali sono le priorità industriali di un governo regionale che comunque ha avuto e continua ad avere un'ampia apertura di credito da parte di Confindustria? «Noi le nostre priorità le avevamo messe nero su bianco in un manifesto diffuso prima delle elezioni e valido per chiunque avesse vinto. Ha vinto Crocetta e quindi le affidiamo a lui, senza voler fare i professorini, ma come un patrimonio a disposizione della Sicilia. I punti-chiave sono pochi e chiarissimi: turismo, beni culturali, agroalimentare ed energie alternative in un contesto in cui si torni a investire sulle infrastrutture, a partire da quelle minime. La Sicilia, in questo momento, è come se fosse uno stabilimento pronto, con tanto di macchinari e di risorse umane già dentro, ma che non comincia la propria attività. Che non mette a reddito il proprio inestimabile patrimonio, che non si apre al mercato né ai clienti e così rischia la delocalizzazione e la desertificazione industriale». E chi sarebbero i "clienti" pronti a comprare il prodotto dello "stabilimento Sicilia"? «I turisti, i consumatori di prodotti d'eccellenza, ma anche le banche e gli investitori italiani e stranieri. Non si può friggere sempre con lo stesso olio, ce ne vuole uno nuovo: bisogna rivolgersi a interlocutori rinnovati. Non serve molto, c'è già quasi tutto. Il governo regionale deve soltanto evitare gli interventi a macchia di leopardo e passare a un piano industriale, chiamiamolo pure un "business plan" della Sicilia. Con un tavolo di confronto, permanente e operativo, con tutte le parti sociali». Sarà anche più facile, con un governo regionale che ha assessori provenienti da Confindustria e Cgil... «Allora, se parliamo dell'assessore Linda Vancheri lo dico una volta per tutte: è un tecnico molto preparato, con esperienze acquisite non soltanto in Confindustria. Conosce molto bene i modelli nazionali ed europei di sviluppo produttivo e darà un contributo importante - da non politica, e questo è un bene - a un governo che ha assessori di altissimo profilo. Compresa l'esponente della Cgil, Mariella Lo Bello. Il fatto che nella giunta convivano anime diverse è un valore aggiunto: tutti remano sulla stessa zattera, appena saremo in salvo a riva ognuno potrà anche prendere la propria strada». Non per indugiare sulle cose confindustriali, ma venerdì il Sole-24Ore è stato piuttosto freddo su Crocetta: «Non è più il momento degli annunci a effetto, è il momento di agire». Sembra quasi una prima messa in mora da parte di Confindustria... «Non c'è alcun mandante occulto, quello è un reportage giornalistico che fotografa la realtà, dando atto a Crocetta anche dei segnali positivi. Il problema, semmai, è un altro». Ovvero? «Rosario Crocetta lo conosco da una vita: è una persona seria, pura e corretta. Adesso, da presidente della Regione deve innanzitutto evitare di farsi sommergere dall'ordinaria amministrazione e dall'emergenza e avere la capacità di volare alto. E poi deve liberarsi di un altro peso: quello dei pupari travestiti da pseudo-consigliori che ripropongono pericolosi vecchi modelli, non soltanto recenti ma risalenti anche a vent'anni fa. Tutti gli sforzi di Crocetta rischiano di essere vanificati da qualche aspirante burattinaio che vuole portare la Sicilia al massacro. È il caso di alcuni settori, già inquinati dalla criminalità e dilianiati dalle scelte della politica, in cui sta prevalendo quella che io chiamo la logica della comparanza: non si fa piazza pulita e si grazia qualcuno perché è compare dei burattinai. Con un'aggravante: è più difficile difendere la legalità dai tentativi di infiltrazione da parte della mafia, che può sguazzare in un contesto di contraddizioni». 13012013