Residenti esasperati. Il Comune alle imprese: terminate i lavori o lo facciamo noi La pista ciclabile interrotta a metà La piazza Bonsanti è uno slargo fantasma La pista ciclabile che costeggia le case si interrompe a metà, sul più bello va a sbattere contro le recinzioni metalliche di un terreno incolto e pieno di masserizie. Mentre la piazza intitolato al sindaco Bonsanti, che doveva essere il luogo di ritrovo per i quasi 2.000 residenti dellarea, è poco più che uno slargo fantasma: mai completati i marciapiedi, mai collaudata lilluminazione (come del resto in tutta la zona), nemmeno lombra di una panchina, una fontana, un albero. Transenne e nastri di cantiere, a 5 anni dallinaugurazione degli appartamenti intorno, impediscono laccesso ai residenti e ai turisti del vicino albergo. Per non parlare del parcheggio interrato da 70 posti di cui è stato scavato solo il "buco", del giardino pubblico previsto accanto a via Ponte alle Mosse e rimasto nel cassetto, della nuova strada di collegamento con via Paisiello che finalmente toglierebbe larea dallisolamento e invece è tuttora un sentiero sudicio e sterrato. E il quartiere "mai nato" accanto alla Leopolda cara al sindaco Renzi. Dove i residenti sono esasperati. E così gli uffici dellurbanistica di Palazzo Vecchio ora alzano la voce coi privati: finite i lavori con le buone o ci pensiamo noi. Un aut aut per le ditte costruttrici che arriva dopo mesi di contatti "diplomatici" che si sono rivelati vani. Con le due lettere trasmesse nei giorni scorsi da Palazzo Vecchio alle ditte costruttrici dellarea, la Cepa di Pontassieve e la coop Acli di Arezzo, siamo di fatto allultimatum: «O completate tutto e iniziate i lavori entro un mese o ci pensiamo noi usando i soldi della fideiussione», è il senso dellinvito del Comune alle imprese titolari dellappalto. Se entro i primi di febbraio agli uffici dellurbanistica guidati da Domenico Palladino non arriverà la comunicazione dinizio lavori, Palazzo Vecchio li farà da sé. Utilizzando i denari versati dai costruttori al Comune a garanzia delloperazione edilizia nel 2005. Cioè quando cominciarono i lavori poi finiti nel "limbo". Incastrato tra i binari, i vecchi capannoni delle Ferrovie e il muro che costeggia via Ponte alle Mosse, il "Leopolda-Paisiello" è di fatto un quartiere "mai nato". Tra il 2005 e il 2007 due società private, la Cepa di Pontassieve e la coop Acli di Arezzo, hanno costruito oltre 300 appartamenti nellambito di un programma di edilizia residenziale promosso dallamministrazione Domenici: ricostruire sul costruito, recuperare le aree dismesse come quella, era la filosofia. Residenze da mettere sul mercato, altre da affittare, altre ancora destinate alle forze armate (e finanziate ad hoc con 9 milioni di euro dallo Stato), un albergo da 116 camere, piazze, verde, la viabilità interna, parcheggi, piste ciclabili e soprattutto il nuovo collegamento con via Paisiello e Ponte alle Mosse: questo prevedeva il piano. «Solo che qui hanno fatto le case e le hanno chiamate quartiere», lamentano i residenti. Quasi del tutto compiute le opere edilizie (manca un palazzo), i privati non hanno mai realizzato quelle cosiddette "di urbanizzazione", previste nella convenzione col Comune anche se evidentemente non remunerative. Cioè parcheggi, giardini, piste ciclabili e tutto quel che serve a dare ad una zona di nuova edificazione le caratteristiche del quartiere. Perché? In parte per la crisi delledilizia, che ha travolto una delle due ditte, la Cepa dellex presidente dellAnce Riccardo Spagnoli. Sta di fatto che i quasi 2.000 residenti della zona sono ormai esasperati: perché non solo pagano le conseguenze del quartiere non finito, perdipiù con la beffa di vedersi accanto il nuovo teatro del Maggio. Ma devono fare anche i conti con laltra faccia della medaglia: di notte la zona è teatro di spaccio di droga e di episodi di microcriminalità, incentivati anche dalla presenza dei vecchi capannoni dismessi delle officine ferroviarie in fondo al caseggiato. Più volte sgomberati dalla polizia ma mai del tutto abbandonati. Per questo il comitato per la rinascita della Leopolda nei giorni scorsi hanno salito le scale di Palazzo Vecchio e si è fatto sentire nella Commissione urbanistica guidata da Mirko Dormentoni, Pd. Chiedendo, come aveva già fatto nei mesi scorsi, cosa intendesse fare il Comune perché le opere di urbanizzazione fossero completate. Con lultimatum appena inviato alle ditte, se entro un mese i lavori non ripartiranno potrà pensarci Palazzo Vecchio riscattando le polizze fideiussorie versate da Cepa e Acli nel 2004. «Nei prossimi mesi torneremo a verificare lavanzamento dei lavori», garantisce Dormentoni.
FIRENZE - Leopolda, Sos dal quartiere non finito
Il Comune di Firenze ha inviato un ultimatum alle ditte costruttrici dellarea, richiedendo che terminino i lavori entro un mese o lo facciano lui. Le ditte, che hanno costruito oltre 300 appartamenti nel 2005-2007, hanno promesso di completare le opere di urbanizzazione, ma non hanno ancora iniziato. Il Comune ha ricevuto le polizze fideiussorie versate dalle ditte nel 2004, ma non ha ancora completato le opere. Il Comune ha deciso di utilizzare i soldi della fideiussione per completare le opere di urbanizzazione. Il quartiere "Leopolda-Paisiello" è uno slargo fantasma, con piazze, parcheggi e piste ciclabili non completate.
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