La Ragioneria svela il valore dei beni in pancia al Belpaese. Cresciuto del 688 in 5 anni Sono gli archivi di stato a custodire gran parte del tesoro Un paese che siede su un tesoro di arte e di cultura. In breve quello che spesso viene definito il «petrolio» italiano. Ma quanto valgono esattamente le opere d'arte dello stato? La risposta arriva dritta dalla Ragioneria generale dello stato. Parliamo di qualcosa come 151,3 miliardi di euro. Una cifra enorme, che nasconde dietro di sé una sorpresa di non poco conto: negli ultimi 5 anni il valore delle opere in pancia allo stato è cresciuto del 688. Un incremento monstre, che come minimo esige una spiegazione. A fornirla è la stessa struttura guidata da Mario Canzio, che ha appena pubblicato l'ultimo aggiornamento sul «Patrimonio dello stato» 2011, ultimo anno disponibile. A catturare immediatamente l'attenzione è l'incredibile trend 2007-2011. Cinque anni fa, infatti, accanto alla voce «oggetti d'arte» era riportata la cifra di 19,2 miliardi di euro. Alla fine del lustro, appunto, siamo arrivati a 151,3 miliardi. L'incremento, scrive la Ragioneria, è «per lo più dovuto a beni non contabilizzati in precedenza». Ed è soprattutto dal 2008 che si è avuto il boom. Se infatti in quell'anno il «tesoro» valeva 19,4 miliardi, l'anno successivo è schizzato a 132,6. Più di questo, però, i tecnici guidati da Canzio non dicono. Certo, le parche spiegazioni spingono a chiedersi quanti altri oggetti d'arte possano essere contabilizzati in futuro, viste le lacune del passato. Ad ogni modo bisogna andare a spulciare le decine e decine di tabelle allegate per avere qualche dettaglio in più. Innanzitutto si apprende che la categoria «oggetti d'arte» è costituita da «beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi». Quest'ultima categoria viene poi disaggregata in sette gruppi: beni storici, artistici, demo-etno-antropologici, archeologici, paleontologici, librari e archivistici. E qui, se vogliamo, si arriva a una sorpresa nella sorpresa. Già, perché si scopre che sull'impennata complessiva del 688 ha inciso soprattutto l'incremento di valore della voce «beni archivistici». Se infatti questi nel 2007 erano iscritti nel bilancio dello stato al valore di soli 66,3 milioni di euro, a fine 2011 erano accompagnati dalla cifra di 125,9 miliardi. Insomma, sembrerebbe potersene dedurre che le mancate contabilizzazioni degli anni passati abbiano colpito proprio gli archivi di stato, diventati nel frattempo scrigni pieni di gioielli. Discretamente cresciuto anche il valore dei beni librari, passato negli ultimi cinque anni da 16,5 a 20,7 miliardi di euro, così come quello dei beni artistici, aumentato da 2,2 a 3,7 miliardi. Dopodiché il rapporto della Ragioneria di Canzio si sofferma anche sul valore dei beni detenuti dalle varie soprintendenze, biblioteche e dei numerosissimi archivi di stato. Ebbene, ne viene fuori che il «più ricco» è l'archivio di stato di Firenze, con un valore di 20 miliardi e 24 milioni di euro. Immediatamente dopo c'è l'Archivio centrale dello stato, con 9 miliardi e 42 milioni di euro. L'ipotetica terza piazza, invece, spetta all'archivio di stato di Palermo, forte di un «tesoretto» da 8 miliardi e 527 milioni. A proposito, infine, dei maggiori aumenti di valore, va segnalato il trend dell'archivio di stato di Bari. Dal 1 gennaio al 31 dicembre del 2011, e quindi in un solo anno, è passato da 580 mila euro a ben 3 miliardi e 408 milioni.